venerdì 7 novembre 2008

La Russia aiuterà l'Italia a tornare sul mercato dell'energia nucleare in 3-5 anni


Russia to help Italy get back to world mkt of n-power in 3-5 yrs

06.11.2008, 19.52

MOSCOW, November 6 (Itar-Tass) -- Russia will help Italy to get back to the world market of nuclear power in three to five years from now, the chief of the federal atomic energy agency Rosatom, Sergei Kiriyenko, said on Thursday after Rosatom and Italy’s Economic Development Ministry signed a declaration of intent.

“The agreement provides for cooperation in building third and fourth generation reactors,” he said.

The Italian government has made a decision, but they have not retained some of the original competencies. We shall keep talking to our Italian counterparts, he said.

Under the agreement a Russian-Italian working group, still to be created, will have six months to finalize a road map or a program for bilateral cooperation.

Kiriyenko did not rule out the possibility of supplies of nuclear fuel for nuclear power plants in Italy.

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MOSCA, 6 novembre (Itar Tass) La Russia aiuterà l'Italia a tornare nel mercato mondiale dell'energia nucleare in 3 - 5 anni da oggi, ha dichiarato martedì Sergei Kiriyenko, capo dell'agenzia federale per l'energia atomica Rosatom dopo che l'agenzia stessa e il ministro italiano dello sviluppo economico hanno firmato una dichiarazione d'intenti.

"L'accordo consentirà una cooperazione nella costruzione di reattori di terza e quarta generazione" ha dichiarato Sergei Kiriyenko.

"Il governo italiano ha preso una decisione ma non possiede più le competenze originali. Sarà necessario dialogare con la nostra controparte italiana", ha proseguito.

L'accordo prevede la creazione di un gruppo russo-italiano che avrà sei mesi per produrre una "road map" o un programma per la cooperazione bilaterale.

Kiriyenko non ha fatto dichiarazioni in merito alla possibilità di fornire combustibile nucleare alle eventuali centrali italiane.

giovedì 14 agosto 2008

In the name of god

In The Name Of God

Dream Theater

[Lyrics by John Petrucci]



How can this be?
Why is he the chosen one?

Saint gone astray
With a scepter and a gun

Learn to believe
In the mighty and the strong

Come bleed the beast
Follow me it won't be long

Listen when the prophet
Speaks to you
Killing in the name of God

Passion
Twisting faith into violence
In the name of God

Straight is the path
Leading to your salvation
Slaying the weak
Ethnic elimination

Any day we'll all be
Swept away
You'll be saved
As long as you obey

Lies
Tools of the devil inside
Written in Holy disguise
Meant to deceive and divide
Us all

Listen when the prophet
Speaks to you
Killing in the name of God

Passion
Twisting faith into violence
In the name of God

Blurring the lines
Between virtue and sin
They can't tell
Where God ends
And mankind begins

They know no other
Life but this
From the cradle
They are claimed

Listen when the prophet
Speaks to you
Killing in the name of God

Passion
Twisting faith into violence
In the name of God

Hundreds of believers
Lured into a doomsday cult
All would perish
In the name of God

Self-proclaimed messiah
Led his servants
To their death
Eighty murdered
In the name of God

Forty sons and daughters
Un-consenting plural wives
Perversions
In the name of God

Underground religion
Turning toward
The mainstream light
Blind devotion
In the name of God

Justifying violence
Citing from the Holy Book
Teaching hatred
In the name of God

Listen when the prophet
Speaks to you
Killing in the name of God

Passion
Twisting faith into violence
In the name of God

Religious beliefs
Fanatic obsession
Does following faith
Lead us to violence?

Unyielding crusade
Divine revelation
Does following faith
Lead us to violence?

[Chant:]
Mine eyes have seen the glory
Of the coming of the Lord
He is trampling out the vintage
Where the grapes of wrath are stored
He hath loosed the fateful lightning
Of his terrible swift sword
His truth is marching on

Glory, glory, hallelujah
Glory, glory, hallelujah
Glory, glory, hallelujah...

venerdì 9 maggio 2008

Dmitry Medvedev appoints Vladimir Putin as prime minister

Vladimir Putin appoints Dmitry Medvedev as president... OOOPS...

Dmitry Medvedev appoints Vladimir Putin as prime minister...



from ITAR TASS...



martedì 29 aprile 2008

cina vs. tibet

http://espresso.repubblica.it/multimedia/2121535

Nell'articolo pubblicato da l'Espresso si afferma che il video in questione conterrebbe violenze contro i manifestanti, in tutta sincerità mi sembra più violenta la polizia italiana... Io vedo solo persone che urlano come ossessi e la polizia che sgombera una manifestazione non autorizzata... mah, a me 'sta storia del Tibet mi pare una montatura mediatica...




venerdì 11 aprile 2008

Roskosmos has 10 days to say how to re-equip space industry

ITAR TASS

11.04.2008, 15.08

MOSCOW, April 11 (Itar-Tass) - Russian President Vladimir Putin has set a very tight deadline for the Russian space agency Roskosmos to say what is to be done to re-equip the national space rocket industry, the agency’s chief, Anatoly Perminov, told.

“After Friday’s meeting of the Security Council, which considered the basics of Russia’s policy in the sphere of space activity till the year 2020 and beyond the president issued the instruction to draft within a ten-day deadline a list of proposals for upgrading space rocket industries in general,” Perminov said. Also, the Security Council looked at all aspects of Russia’s space activity, first and foremost, the condition of manned space programs and of the global satellite navigation system GLONASS.

Sostanze psicotrope per lavorare

la repubblica

I
l 68% dei ricercatori in Usa assume il Ritalin per ampliare le prestazioni cognitive.

Simile alle anfetamine, è utilizzato per il trattamento da deficit dell'attenzione Sostanze psicotrope per lavorare le usa uno scienziato su cinque

ROMA - Uno su cinque degli oltre 1400 intervistati da Nature Network, il forum per scienziati diretto dalla rivista Nature, ammette di usare farmaci per migliorare la concentrazione e la memoria. Di questi, la metà svela di assumerne giornalmente. Sono 1427 gli scienziati che hanno compilato un questionario on line: lavorano in 60 paesi e la maggiorparte proviene da Stati Uniti, Regno Unito e Australia. L'indagine si è concentrata su tre farmaci: Ritalin, Modavigil e beta bloccanti. Per capire l'entità del fenomeno, Barbara Sahakian e Sharon Morein-Zamir hanno attivato un forum che consente ai colleghi di rispondere alle domande, rimanendo protetti dall'anonimato.


Il Ritalin (metilfenidato MPH) è assunto in ambito accademico per amplificare le prestazioni cognitive. Questo farmaco, di cui si avvale il 68% degli intervistati, è analogo alle anfetamine ed è utilizzato per il trattamento del disturbo da deficit dell'attenzione e iperattività in bambini (noto come ADHD) e adulti. I ricercatori ricorrono inoltre al Provigil, uno stimolante mentale e ai beta-bloccanti, che fungono anche da ansiolitici e sono i favoriti per chi soffre di ipertensione.

L'80% degli interpellati ha dichiarato di essere favorevole all'assunzione di questi medicinali e quasi il 70% ha assicurato di farne uso. "Come professionista - ha scritto uno di loro - è mio diritto utilizzare tutte le risorse disponibili per fare il bene dell'umanità. Se questi farmaci possono contribuire a servire il genere umano, sono autorizzato ad assumerli". All'interno del campione, nonostante sia ancora acceso il dibattito sull'opportunità di prescrivere il Ritalin ai bambini, un terzo si è dichiarato favorevole alla somministrazione in età pediatrica.

Queste sostanze sono state usate da sole o in associazione ad altre, fuori del contesto medico, da ben 288 intervistati, che ammettono di assumerli in vista di un particolare impegno scientifico e per annullare il jet lag. Tutti si sono detti disposti a sopportare lievi effetti collaterali pur di accrescere le proprie capacità intellettuali.

Si tratta solo di un sondaggio, ma la ricerca mostra come, tra la cura delle malattie e la ricerca del benessere, il confine sia sottile, portando così all'accettazione culturale di sostanze che aumentano le prestazioni. "E' allarmante il fatto che gli scienziati siano alla ricerca di scorciatoie", afferma Wilson Compton, direttore di Epidemiology and Prevention Research all'Us National Institute on Drug Abuse.

(11 aprile 2008)

giovedì 10 aprile 2008

Christian Combat Front

Ex-Italian militant arrested for attacks on Islamic sites.
Italian police on Thursday arrested a former extreme-left wing militant in connection with a string of arson and other attacks on Islamic targets in northern Italy with the "Fronte Cristiano Combattente" (Christian Combat Front) , news reports said.


Roberto Sandalo was taken into custody following an arrest warrant issued against him by Milan prosecutor Maurizio Romanelli, the ANSA news agency reported.

The arrest stems from an investigation on attacks against several cultural centres and places of worship used by Muslim in Italy's northern Lombardy region. No one was hurt in the attacks.


Sandalo was first arrested in 1980 as a member of the Prima Linea (Front Line) Marxist group which carried out several politically motivated murders during the late 1970s and early 1980s.


He was sentenced to 11 years in jail on terrorism-related charges, but only served two years after turning police informer. In September 2007 Sandalo participated in an anti-Islamic demonstration in Milan.

olympic games



martedì 25 marzo 2008

Boselli: «Noi socialisti come Zapatero»

«Veltroni? Da sindaco ha chiuso alle unioni civili. è addirittura più moderato di Rajoy»


«In Italia c'è bisogno di una forte iniezione di laicità. A Roma candidiamo Grillini perché temiamo Rutelli»

da corriere.it


Enrico Boselli durante la videochat con i lettori di Corriere.it



MILANO - «Il nostro programma sui diritti civili è assolutamente identico a quello di Zapatero in Spagna. Ed è un programma chiaro: vogliamo che i diritti individuali dei nostri concittadini crescano. Non c'è alcun motivo per impedirlo. Ad esempio vogliamo il divorzio breve per chi non ha figli, una legge sulle unioni civili e norme che diano più valore alle persone nella vita di tutti i giorni». Insomma: serve un'alternativa al Pd «perché c'è bisogno in Italia di un partito che sia socialista, che è cosa ben diversa dal partito di Veltroni». Il quale, anzi, ha già il destino segnato: «Il 14 aprile si registrerà la più sonora sconfitta della storia della sinistra in Italia. E questo avverrà per colpa di Walter Veltroni». Lo ha detto il segretario e candidato premier del Partito socialista, Enrico Boselli, incontrando in videochat i lettori del Corriere.it.

«BERLUSCONI? VITTORIA SEGNATA...» - Veltroni è stato preso di mira in più di un'occasione da Boselli che non ha nascosto di essersi legato al dito l'esclusione sistematica del suo partito da un progetto che invece ha visto il coinvolgimento dell'Idv e dei radicali. Non solo: nelle sue liste il Pd «ha i campioni della casta». E per di più Veltroni «non sta facendo una campagna elettorale contro Berlusconi, sta facendo una campagna elettorale contro i suoi alleati». Ma questo non significa la strada aperta a possibili larghe intese per il dopo elezioni: «Vedo che l'inciucio è l'incubo di Casini... Io non ci credo, perché la vittoria di Berlusconi è segnata».

«EMERGENZA LAICITA'» - Ha insistito molto, Boselli, sul tema della laicità, una questione che in Italia si configura come una vera «emergenza», perché «quelle che in Italia devono ancora essere battaglie per i diritti individuali dei cittadini, in altri Stati europei sono già legge. Combattere certi diritti, come fa una parte del mondo politico, vuol dire limitare la libertà dei cittadini. Dovrebbe essere ben chiara la distinzione tra religione e stato. Invece in questi ultimi anni la politica italiana è sembrata inginocchiata davanti alle gerarchie ecclesiastiche. Il programma di Veltroni sui diritti civili è molto più moderato di quello di Mariano Rajoy, il leader della destra spagnola».

DIRITTI CIVILI A ROMA - Nella sua esperienza da sindaco di Roma, secondo Boselli, il segretario del Pd non ha mostrato una grande indipendenza dalla chiesa: «Ad esempio ha messo il divieto ad istituire il registro delle unioni civili. Eppure a Roma ci sono 60 mila persone che vivono senza essere sposate. C'è bisogno a Roma garantire più diritti civili ed è per questo che abbiamo proposto una nostra candidatura, quella di Grillini, perché penso che Rutelli possa da questo punto di vista essere anche peggio di Veltroni». E a chi gli chiedeva se non siano un insulto ai padri storici del socialismo italiano le candidature dello stesso Grillini o di Milly D'Abbraccio, simboli di un'idea diversa e più ampia di società (il primo è presidente onorario dell'Arcigay, la seconda ha un passato nel mondo del cinema hard) Boselli ha fatto notare che «proprio i Nenni, i Fortuna e i Pertini sono quelli che hanno voluto le leggi sul divorzio e sul divorzio e introdotto il diritto di famiglia» aprendo così la via all'estensione dei diritti civili nella società.

IL PS E IL PD - «Non siamo entrati nel Pd - ha poi spiegato Boselli - perché non intendevamo scioglierci e scomparire nel partito di Veltroni. L'Italia rischia di essere l'unico Paese europeo privo di un partito socialista. E poi abbiamo un programma nettamente diverso da quello di Veltron». E quale sarà la sorte in caso il Ps non acceda in Parlamento? «Garantisco fin da ora che supereremo il 4% alla Camera e trovo scandaloso l'uso politico che si fa dei sondaggi elettorali. Se si dovesse dare loro credito, Veltroni dovrebbe già andare in vacanza visto che viene dato costantemente ad almeno 8 punti da Berlusconi. Noi veniamo addirittura quotati sotto lo zero. Ma io sono fiducioso perché noi ci siamo, anche se dobbiamo farci conoscere, perché la gran parte dei media ci ha oscurato».

«VELTRONI PENSA DI AVERE PERSO» - «La verità è che Veltroni non sta facendo una campagna elettorale contro Berlusconi ma contro i suoi alleati - ha detto ancora - perché sa che il suo avversario è troppo avanti e quindi punta solo a fare arrivare il suo partito il più rafforzato possibile nella sconfitta». E per fare questo, è la tesi, ha scelto deliberatamente di tagliare i ponti con chiunque avrebbe potuto dargli fastidio. Di qui la scelta di portare avanti solo le alleanze con Di Pietro e la Bonino, «per ammiccare all'antipolitica e a quanti si contrappongono ai teodem alla Binetti», e di «escludere Boselli perché gli fa concorrenza sul fronte riformista».

«DIVERSI SOLO NELLA "L"» - Oggi, ha detto ancora il leader socialista, «la differenza tra Pd e Pdl è solo la "l"». Non solo: «Non saprei chi scegliere tra Berlusconi e Veltroni, non so chi è il meno peggio. Proviamo a pensare a cosa direbbero i giornali se negli Stati Uniti se Obama dicesse di voler candidare il figlio di Rockfeller; invece Veltroni ha fatto proprio questo, candidando il figlio di un importante imprenditore». «La domanda che dobbiamo porci in queste ultime settimane di campagna elettorale - ha aggiunto - è se sia serio da parte dei due principali candidati premier fare la gara a chi le spara più grosse».

IL CASO ALITALIA - Il leader socialista ha parlato anche del caso Alitalia, una vicenda «su cui molti dicono bugie». «Per una compagnia così non c'è futuro se non con un'intesa con un altro grande operatore europeo - ha fatto notare -. Forse qualcosa va cambiato nella trattativa con Air France, per una maggiore tutela dei lavoratori o per non penalizzare troppo Malpensa, anche se Veltroni sbaglia ad utilizzare il criterio del "ma anche" sostenendo che si possono conservare entrambi gli aeroporti con il ruolo di hub. In ogni caso, se non si fa accordo con Air France l'alternativa è il fallimento di Alitalia perché non ci sono le condizioni per andare avanti a lungo. E dopo campagna elettorale giudizio degli italiani sarà duro con chi avrà raccontato certe cose...».

LE PENSIONI - In mattinata Walter Veltroni aveva annunciato pensioni più alte da subito. Ma questo, per Boselli, significa «parlare a vanvera» perché «nessuno pensa di spiegare come finanziare queste proposte», visto che l'Italia «deve fare i conti con un debito pubblico doppio rispetto a quello di altri Paesi europei», che sulla capacità di programmazione rappresenta una vera e propria «palla al piede». «Veltroni e Berlusconi - ha detto Boselli - non dicono come vogliono fare quadrare i conti e questo è immorale».

DI PIETRO E MASTELLA - «I giudici che fanno politica sono il danno principale - ha detto ancora Boselli - perché minano l'imparzialità che i cittadini si aspettano da chi amministra la giustizia. E Di Pietro ne è l'esempio più significativo perchè non solo ha fatto il giudice ma su questo ha costruito il suo partito». Il leader socialista ha poi giustificato la scelta di offrire una candidatura a Clemente Mastella, «un gesto garantista» a difesa di un politico «distante da noi mille anni luce». Mastella - ha precisato - è tra quei «cittadini condannati in piazza già in maniera definitiva. Da garantista penso ci si debba opporre a questa giustizia-spettacolo». Tra l'altro, «è molto più facile fare una offerta garantista a chi la pensa come te, offrirla a Mastella è un gesto più difficile».

«GESU' PRIMO SOCIALISTA» - Boselli ha poi espresso dubbi sul fatto che una scelta privata come la conversione di Magdi Allam abbia ricevuto una così grande evidenza mediatica, un evento che «non favorisce il dialogo», che «non rappresenta un passo avanti ma rischia di essere un altro elemento di scontro e lacerazione». Il leader del Ps ha infine difeso la scelta di utilizzare l'immagine di Gesù Cristo per uno spot elettorale, «nulla di blasfemo», anche perché «già in passato i socialisti si richiamavano alla sua figura» e perché «è stato lui il primo socialista della storia».

Alessandro Sala
25 marzo 2008

mercoledì 5 marzo 2008

Giù le mani dai Blog!




dal sito "partito-pirata.it"


Come
Vice Presidente del Partito Pirata, sono costretto a chiedere ancora una volta la vostra collaborazione per impedire che ci venga tolto ancora un'altro pezzo di democrazia e di libertà. Questa volta è a rischio niente meno che il diritto di esprimere la propria opinione attraverso il web ed i blog, così come sarebbe previsto dall'articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana.

Col favore delle tenebre. No, anzi... delle ferie


In pieno Agosto 2007, mentre l'intero paese era in vacanza, il solerte Ricardo Franco Levi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha presentato un progetto di legge chiaramente concepito con il solo scopo di mettere la museruola a tutti coloro che intendono far sentire la voce della Società Civile attraverso il World Wide Web. La settimana scorsa, nel più assoluto silenzio, questo progetto di legge liberticida ha ottenuto l'approvazione del Consiglio dei Ministri, guidato da Romano Prodi. Ecco come ne ha dato la notizia Repubblica:


ROMA - Consiglio dei ministri del 12 ottobre: il governo approva e manda all'esame del Parlamento il testo che vuole cambiare le regole del gioco del mondo editoriale, per i giornali e anche per Internet. E' un disegno di legge complesso, 20 pagine, 35 articoli, che adesso comincia a seminare il panico in Rete. Chi ha un piccolo sito, perfino chi ha un blog personale vede all'orizzonte obblighi di registrazione, burocrazia, spese impreviste. Soprattutto teme sanzioni penali più forti in caso di diffamazione.


[Da Repubblica del 19 Ottobre 2007]


Scherzetto o balzello?


La prima, e la più grave, conseguenz, di questo scherzo di Halloween del nostro amato Governo è un aumento iperbolico dei costi e delle complessità burocratiche necessari per mantenere in vita un qualunque sito web, compreso un blog personale. In pratica, chiunque volesse pubblicare qualunque cosa (anche le ricette della nonna) su un blog gratuito (come Wordpress o Blogger) sarebbe comunque costretto a registrare la propria “testata giornalistica” presso il famigerato ROC (“Registro degli Operatori di Comunicazione”). Per chi non lo sapesse, il ROC è un database delle persone autorizzate dalla legge a parlare in pubblico, cioè qualcosa che esiste in due soli paesi al mondo: in Italia ed in Cina! Ecco come spiega quello che sta succedendo il quotidiano Repubblica:


“Articolo 6 del disegno di legge. C'è scritto che deve iscriversi al ROC, in uno speciale registro custodito dall'Autorità per le Comunicazioni, chiunque faccia "attività editoriale". L'Autorità non pretende soldi per l'iscrizione, ma l'operazione è faticosa e qualcuno tra i certificati necessari richiede il pagamento del bollo. Attività editoriale - continua il disegno di legge - significa inventare e distribuire un "prodotto editoriale" anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l'informazione, ma è anche qualcosa che "forma" o "intrattiene" il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso.”


[Da Repubblica del 19 Ottobre 2007]


Per legge, una “testata giornalistica” (come “Repubblica Online” o “Punto Informatico”) deve avere un suo Direttore Responsabile e deve essere pubblicata da una Società Editrice. Ovviamente, sia l'uno che l'altro vogliono essere pagati per il lavoro che svolgono e per le responsabilità (anche penali) che si accollano. Altrettanto ovviamente, nessun blogger sarà mai in grado di coprire questi costi. Di conseguenza, la stragrande maggioranza dei blog gestiti da italiani sono destinati a chiudere. Si noti che questo vale anche per i blog pubblicati in altre lingue e su altri mercati. Ciò che conta è infatti la residenza dell'autore.


Questo disegno di legge potrebbe quindi riuscire in qualcosa che nemmeno il governo Cinese è mai riuscito a mettere in atto: la cancellazione dei blog dalla faccia del pianeta. Incredibilmente, potrebbe riuscire in questa opera senza nemmeno varare una legge che affermi esplicitamente che gestire un blog è illegale. Una azione come questa, infatti, susciterebbe un coro di proteste. Il nostro amato Governo potrebbe riuscire in questa impresa semplicemente innalzando i costi di gestione di un blog ad un livello inaccettabile per gli
autori. Un modo molto più sottile e meno appariscente di mettere in atto una delle più odiose forme di censura che si possano concepire.

Il porto d'armi per il Blog

Ma questo è solo uno degli effetti di questo progetto di legge.

L'altro è che trasformando i blog in testate giornalistiche si trasformano i blogger in giornalisti de facto ed i loro reati da semplici maracechelle in reati penali di notevole peso. In particolare, il reato di diffamazione commesso da un blogger non sarebbe più “diffamazione semplice” ma “diffamazione a mezzo stampa”.
La differenza in termini di anni di galera e di euro di danni da pagare al diffamato è notevole.


In buona sostanza, chiunque volesse ancora dire la sua attraverso un blog dovrebbe agire con la stessa cautela di chi decide di portare un'arma sulla persona.


Le rassicurazioni di Mangiafuoco


Naturalmente, a fronte di un testo di questa gravità, steso nero su bianco, il Sottosegretario Levi sta spendendo una grande quantità di parole (vibrazioni dell'aria tra due persone) per rassicurare i blogger che “No, assolutamente! Non è nostra intenzione chiudere la bocca alla Società Civile ed ai dissidenti”. Ecco come riporta le rassicurazioni del sottosegretario il solito quotidiano “La Repubblica”:


Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e padre della riforma, sdrammatizza: "Lo spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile".


[Da Repubblica del 19 Ottobre 2007]

Verba volant, scripta manent....

Ma è possibile una cosa del genere? O ci state prendendo in giro?

Giudicate voi stessi:

Testo della Proposta di Legge del 3 Agosto 2007” sul sito del Governo.

Il Governo riforma l'editoria. Allarme in Rete.” a epubblica Online.


Il Governo vara la Internet Tax.” a Punto Informatico.


La nuova legge sull'editoria del Governo obbligherà tutti i blog e i siti a diventare testate giornalistiche”a Civile.it.


Che fare?

Si può fare qualcosa per contrastare questo ignobile progetto di censura, degno solo della più squallida delle dittature?
Si, si può fare qualcosa. Ad esempio, si può spargere la voce. Si può far sapere all'intero paese (e, se possibile, al mondo intero) che un Governo che si autodefinisce di Sinistra, vicino al popolo e difensore della Libertà, sta cercando di cancellare l'intero “fenomeno blog” dal suo ramo di Internet.


Lo si può fare ripubblicando questo testo, così come lo trovate, sui vostri siti web, ovunque possibile.
Questo testo, infatti, contiene al suo interno un link a sé stesso.
Ripubblicandolo su molti altri siti web si fa in modo che Google (ed altri motori di ricerca) lo innalzino nel loro punteggio (“rank”) e lo presentino tra i loro risultati migliori ogni volta che un internauta cerca il termine “blog”. In questo modo, chiunque sia interessato, anche marginalmente ai blog può essere raggiunto da questo grido di allarme. Per ripubblicare il testo, basta fare un copia&incolla.


Questa tecnica si chiama Google Bombing e, a dispetto del nome è perfettamente legale e perfettamente corretta.

Potete trovare altre informazioni su questa tecnica a wikipedia: Google Bombing.


Questo è il link che mette in atto questo meccanismo:

Ovviamente, questo testo viene pubblicato con una licenza adatta a questo scopo:


Creative Commons License

Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.


In oltre potete firmare la petizione che abbiamo aperto per contrastare questo disegno di legge:

Firma la petizione

Grazie della vostra collaborazione

Alessandro Bottoni


http://www.alessandrobottoni.it/


http://www.oceanidigitali.it/


alessandro.bottoni@infinito.it


alessandrobottoni@interfree.it



Per favore, se proprio volete scrivermi, inserite la frase “Google Bombing per la libertà dei Blog” nell'apposita riga “Subject” (“Oggetto”) del vostro messaggio di posta elettronica.




Inserito da admin il Ven, 19/10/2007 - 10:37

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venerdì 8 febbraio 2008

PTCL invests $50 million in submarine cable


KARACHI: The Pakistan Telecommunications Company Limited (PTCL) has made an investment of $50 million in a submarine cable, as a part of a consortium that will put in place a high-capacity fiber optic submarine cable, stretching from India to Italy and France via the Middle East.
The cable design covers a distance of almost 14,000 kilometers and the system is likely to be available for service by the end of 2009.
The system will have a capacity of 3.84 terabits per second, PTCL sources said here Thursday.

The consortium of nine leading telecom operators signed the construction and maintenance agreement (C&MA) and the supply contract of the fiber-optic cable named I-ME-WE (India, Middle East, Western Europe), which will be the fifth in a series of similar systems.

PTCL and the other members of the consortium intend for this system to meet the ever growing capacity requirement of Asia, the Middle East and Europe besides satisfying the capacity needs of the USA to these regions as well.

The nine companies that form the consortium include Bharti (India), Etisalat (UAE), France Telecom (France), Ogero (Lebanon), PTCL (Pakistan), STC (Saudi Arabia), Telecom Egypt (Egypt), Telecom Italia Sparkle (Italy) and VSNL (India).

Sher Bahadar Khan, Executive Vice President of PTCL stated that this project was an important addition designed to cater to the ever growing capacity requirements towards the Middle East and the western countries with Pakistan in general and PTCL in particular.

He stated that this project will also play a pivotal role to provide effective resilience to the existing cable systems (SMW3 & SMW4) available with PTCL to provide flawless communication to its customers within and outside of Pakistan. This entire venture was, of course, a result of the untiring teamwork of the consortium member countries to achieve the target, he added.



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giovedì 7 febbraio 2008

Liberate il Digitale Terrestre


da piratpartiet.it

Le Mani sulla Televisione Digitale

Nei giorni scorsi, la Electronic Frontier Foundation ha rilasciato un attesissimmo rapporto sullo stato del progetto DVB.Questo rapporto ci permette di capire quali siano le minacce che aleggiano sul mondo della televisione digitale e di altre tecnologie affini.

Il Progetto DVB

DVB sta per “Digital Video Broadcasting”, cioè “Televisione Digitale”. La televisione digitale è destinata a diventare, per legge, l'unico modo di trasmettere programmi televisivi in Italia dal Dicembre 2008 (e, in momenti diversi, in tutta Europa ed in USA). Sia la televisione satellitare, sia la televisione digitale terrestre, sia la televisione via cavo, sia la televisione via Internet, sia la televisione su dispositivi mobili utilizzano infatti un protocollo di trasmissione digitale del segnale.



Le Mani sulla Televisione Digitale

Nei giorni scorsi, la Electronic Frontier Foundation ha rilasciato un attesissimmo rapporto sullo stato del progetto DVB.
Questo rapporto ci permette di capire quali siano le minacce che aleggiano sul mondo della televisione digitale e di altre tecnologie affini.

Il Progetto DVB

DVB sta per “Digital Video Broadcasting”, cioè “Televisione Digitale”. La televisione digitale è destinata a diventare, per legge, l'unico modo di trasmettere programmi televisivi in Italia dal Dicembre 2008 (e, in momenti diversi, in tutta Europa ed in USA). Sia la televisione satellitare, sia la televisione digitale terrestre, sia la televisione via cavo, sia la televisione via Internet, sia la televisione su dispositivi mobili utilizzano infatti un protocollo di trasmissione digitale del segnale.

Gli standard necessari vengono sviluppati da un consorzio chiuso di aziende chiamato DVB Project.
Il consorzio DVB raccoglie oltre 260 aziende di tutto il mondo e definisce gli standard per la trasmissione digitale di audio e video sui sistemi della prossima generazione. Gli standard che il DVB Project ha sviluppato sono i seguenti.

  • DVB-S ("Satellite"): standard usato per la televisione via satellite

  • DVB-C ("Cable"): standard usato per la televisione via cavo

  • DVB-T ("Terrestrial"): standard usato per la televisione digitale terrestre

  • DVB-H ("Handheld"): standard usato per la televisione su sistemi mobili (telefoni cellulari ed affini)

Ciò che questo consorzio decide, nel chiuso delle sue riunioni tra aziende, è già adesso legge per chiunque voglia trasmettere o ricevere segnali audio e video digitali nel mondo, semplicemente perchè gli strumenti tecnici prodotti da queste aziende rispondono a questi standard ed a nient'altro. Queste 260 aziende rappresentano la stragrande maggioranza dei produttori mondiali per cui, di fatto, il consorzio definisce standard di portata globale a cui è impossibile sottrarsi. Come vedremo nel seguito di questo documento, persino nella remota ipotesi che un produttore indipendente decidesse di opporsi a questo dominio, lo standard definito dal DVB Project prevede strumenti e tecniche adatti a rendere la sua ribellione del tutto inutile.

EFF e il DVB Project

La Electronic Frontier Foundation si è iscritta al consorzio DVB, pagando la quota di iscrizione di 10.000 euro, ed ha partecipato alle sedute. La possibilità di divulgare informazioni è pesantemente limitata dalle clausole del contratto di adesione al consorzio per cui la EFF non può, legalmente, divulgare le informazioni di dettaglio che riguardano questo consorzio, il suo modo di lavorare, le posizioni delle diverse aziende che ne fanno parte ed il loro voto. Tuttavia, la EFF ha potuto pubblicare un rapporto di massima su ciò che il DVB Project sta preparando.

Il Progetto CPCM

Ciò che il DVB Project sta studiando, sin dal 2003, è qualcosa che non piacerà agli “spettatori” europei ed italiani. Questo qualcosa si chiama CPCM, cioè “Content Protection and Copy Management”.

Questo standard permetterà ai produttori di programmi televisivi di imporre le seguenti limitazioni.

NOTA: Per quanto folli e vessatorie possano sembrare queste limitazioni, sono comunque reali. Non stiamo delirando e non ci siamo inventati nulla. Potete controllare voi stessi leggendo le fonti che elenchiamo in calce a questo documento.

Divieto di registrazione.
Questo standard permette di vietare la registrazione di un programma televisivo attraverso il sintonizzatore TV. Non potranno più essere registrati i film, i telefilm od altri programmi televisivi, né su cassetta, né su CD o DVD, né su disco fisso. Questo divieto non è aggirabile in nessun modo perchè implementato sia con dispositivi software che hardware.

Divieto di copia.
Questo standard permette di vietare la creazione di copie di un CD o DVD. Non potranno più essere create copie di film, di telefilm od altri programmi televisivi, né su cassetta, né su CD o DVD, né su disco fisso, nemmeno per uso personale o per backup. Questo divieto non è aggirabile in nessun modo perchè implementato sia con dispositivi software che hardware.

Divieto di trasferimento.
Questo standard permette di vietare il trasferimento di un programma televisivo attraverso una rete di computer, ad esempio dal sintonizzatore TV che si trova in salotto al display del laptop che si trova in camera da letto. Questo standard permette di vietare la fruizione del programma televisivo fuori da una certa nazione, grazie ad un apposito marcatore digitale inserito nei dispositivi (simile al codice regionale dei DVD ma, a diferenza di esso, assolutamente non aggirabile). Questo standard permette anche di vietare la fruizione del programma televisivo fuori da un determinato locale, ad esempio il salotto di casa, grazie ad un apposito ricevitore GPS
integrato nei dispositivi (naturalmente pagato da chi acquista il dispositivo). Questo divieto non è aggirabile in nessun modo perchè implementato sia con dispositivi software che hardware.

Divieto di condivisione.
Questo standard permette di vietare la condivisione di un programma con altre persone che risiedono nella stessa abitazione od in altri contesti, attraverso la definizione di appositi “domini di autorizzazione”.
Il DVB Project ha persino speso una quantità di tempo significativa per stabilire cosa deve essere dei DVD di una coppia in caso di divorzio!
Questo divieto non è aggirabile in nessun modo perchè implementato sia con dispositivi software che hardware.

Obbligo di aggiornamento dell'hardware.
Questo standard permette di vietare la visione di un programma su dispositivi che il DVB Project ritiene non abbastanza fiscali nel rispetto dei suoi standard. Questo divieto non è aggirabile in nessun modo perchè implementato sia con dispositivi software che hardware e comporta la sostituzione del dispositivo, con i costi facilmente immaginabili.

Oscuramento dei canali liberi esistenti.
In futuro, questo standard dovrebbe persino permettere di imporre la cifratura al momento della ricezione (cioè sul TV Tuner del salotto) dei programmi trasmessi in chiaro. In questo modo, sarà
possibile applicare le limitazione esposte in precedenza persino ai programmi che il distributore ha deliberatamente deciso di distribuire in chiaro, senza alcuna limitazione. Si noti che il distributore, per legge, ha pagato per questo diritto ed ha firmato un contratto in cui questo diritto gli veniva riconosciuto. In alcuni casi, il distributore del programma potrebbe essere lo stesso proprietario dei diritti. In questo caso, il diritto dell'autore di divulgare senza limitazioni i suoi contenuti potrebbe venire negato da un dispositivo di ricezione che agisce secondo le specifiche del DVB Project!

NOTA:
Tutti questi vincoli sono imposti attraverso un attento uso di dispositivi software e hardware, caratterizzati da un pesante uso di tecniche crittografiche, e quindi non possono essere aggirati, rimossi o invalidati nemmeno in linea di principio. Il sistema usato è concettualmente simile a quello usato dalla Microsoft XboX ma molto più avanzato e molto più robusto. Non illudetevi che questi sistemi di protezione vengano spazzati via dal primo ragazzino brufoloso di passaggio come è avvenuto per i CSS dei DVD. Questo non avverrà.

I DRM supportati dalla Legge

I membri del DVB Project sostengono che le tecnologie che hanno messo a punto sono destinate a proteggere i diritti legali dei produttori di contenuti. Questo però non è vero: nessuna legge nazionale o internazionale ha mai concesso ai produttori di contenuti multimediali e/o di dispositivi elettronici dei diritti così vasti per quanto riguarda il controllo sul modo in cui l'utente fruisce di questi contenuti e, di conseguenza sulla sua libertà individuale (e sul modo in cui nasce e si diffonde l'innovazione tecnologica). Né la Convenzione di Berna né le leggi nazionali sul diritto d'autore prevedono diritti così estesi.

Ad esempio, nessuna legge nazionale od internazionale riconosce al produttore di un film su DVD, od al produttore di un lettore DVD, il diritto di decidere dove , quando e da chi questo film su DVD possa essere visto. Eppure, come abbiamo appena visto, la tecnologia definita dal DVB Project prevede proprio che il produttore possa vietare la visione del film fuori dall'abitazione del cliente o persino in una stanza diversa da quella “abilitata” alla visione (cioè il dove questo prodotto viene consumato).

Questa stessa tecnologia prevede anche che il produttore possa impedire la registrazione del film trasmesso in TV e la sua visione a posteriori (cioè il quando questo prodotto viene consumato). Addirittura, questa tecnologia cerca persino di definire chi, tra parenti ed amici, abbia il diritto di vedere il film insieme al cliente autorizzato. Nessuna legislazione ha mai riconosciuto ai produttori il diritto di controllare questi aspetti della fruizione di un prodotto e della vita privata del cliente.


Ad essere più precisi, nessuna legislazione esistente ha mai riconosciuto al produttore nemmeno il diritto di limitare la visione di un film ad un preciso mercato geografico, come già avviene per i DVD. Il cliente che acquita un DVD avrebbe, teoricamente, il pieno diritto di vedere il film in qualunque paese del mondo. I trattati internazionali sul diritto d'autore e le relative leggi nazionali non prevedono limiti geografici di questo tipo. Alcune legislazioni nazionali, tra cui quella USA e quella italiana, riconoscono il diritto del produttore di usare dispositivi hardware/software per difendere i loro prodotti dalla copia abusiva e per garantire i loro diritti commerciali ma non gli riconoscono ugualmente il diritto di limitare la fruibilità di un prodotto in un modo che eccede palesemente e largamente ciò che è previsto dalle leggi nazionali ed internazionali sul copyright.

Per questa ragione, il DVB Project ha messo a punto un piano per cambiare a proprio favore la legislazione internazionale e nazionale esistente.
Questo piano consiste nella creazione di un insieme di strumenti tecnologici (il CPCM) e di metodologie di accettazione che dovranno servire come base per la futura legislazione. In particolare, l'insieme di tecnologie e di standard che il DVB Project sta creando, costringerà qualunque costruttore di dispositivi digitali a richiedere una certificazione legale e tecnologica prima che esso possa costruire o vendere dispositivi destinati a trattare contenuti multimediali di qualunque genere (film, musica, testi digitali, etc.).

Questo progetto è stato supportato negli Stati Uniti dal pesante lavoro di lobby politica portato avanti da RIAA ed MPAA per ottenere la promulgazione del Broadcast Flag Act di FCC del 2005. Questo lavoro di lobby sta continuando adesso, con energia immutata, sia presso il Governo USA sia presso il Governo dell'Unione Europea che presso il nostro Governo Nazionale. In Italia, queste organizzazioni sono già riuscite ad ottenere diverse iniziative di legge grazie al Governo Berlusconi, tra il 2001 ed il 2006. La più nota di queste leggi è stata il Decreto Urbani sul Peer-to-Peer.

Il risultato finale che il DVB Project, la RIAA e la MPAA intendono raggiungere è quello di avere delle leggi, internazionali e nazionali, che impongano ai produttori di dispositivi elettronici l'obbligo di aderire ai loro standard tecnologici prima di poter costruire e vendere dispositivi di (quasi) qualunque tipo. In questo modo, produrre e vendere dispositivi che non rispettino i loro strettissimi vincoli sarà illegale e, di fatto, impossibile. Naturalmente, questo vorrà dire, tra le altre cose, che l'accesso al mercato dei nuovi produttori sarà vincolato alla accettazione dei membri del DVB project, seguendo una logica tipicamente corporativa.
I termini “innovazione tecnologica”, “concorrenza” e “libero mercato” saranno semplicemente spazzati via dal vocabolario (con grave danno per l'utente e per il suo portafogli).

Protezione della proprietà intellettuale e Censura

Come risulta ovvio persino da una analisi superficiale, questa tecnologia può essere usata con la stessa efficacia sia per difendere gli interessi economici dei fornitori di contenuti che per imporre una severa ed ineludibile forma di censura sui contenuti stessi.

Se il partito A, che si trova al potere, lo deciderà, il partito B, che si trova all'opposizione, semplicemente non potrà più far conoscere le sue opinioni in nessun modo tecnologicamente avanzato all'interno dei confini della nazione. Per denunciare le malefatte dei potenti, il partito B dovrà ricorrere al ciclostile ed al volantinaggio in un mondo popolato da telefoni cellulari multimediali e di connessioni ADSL.

Il cittadino che fosse interessato a conoscere le opnioni del partito politico B dovrebbe fare i conti con dispositivi elettronici che rispondono solamente al partito politico A, al potere. Il partito politico A potrebbe infatti mettere in atto la sua censura usando le stesse infrastrutture tecniche sviluppate dal DVB project per la difesa del “diritto d'autore”.

In nessun momento della sua storia l'Uomo ha mai dovuto confrontarsi con la possibilità di una censura così semplice da imporre e così impossibile da constrastare. In nessun momento della sua storia, l'Uomo ha mai dovuto confrontarsi con una tecnologia in grado di invadere in modo così devastante e così inarrestabile la sua sfera culturale e cognitiva.

Cosa succederà ora?

Attualmente, il DVB Project sta mettendo a punto la prima versione della sua Common Interface, cioè l'interfaccia a cui dovranno attenersi i dispositivi della prima generazione. Questa prima versione prevede solo che l'utente finale non abbia accesso a cose per le quali non ha pagato. La versione 2 di questo standard definirà invece che i dispositivi digitali debbano attenersi in tutto e per tutto al CPCM.

Una volta concluso il percorso di definizione degli standard tecnici, il DVB Project chiederà l'approvazione degli stessi al'ETSI (European Telecommunications Standards Institute).

Normalmente, le proposte di standard provenienti dall'industria vengono fatte proprie dall'ETSI dopo solo qualche ritocco cosmetico. Di conseguenza, è facile prevedere che tra pochissimi anni gli standard DVB avrenno una patina di valore legale nonostante il fatto che sono stati sviluppati da un consorzio di aziende nel chiuso dei loro uffici e badando solo agli interessi delle industrie stesse. Questa patina di valore legale servirà poi come base per una direttiva europea che, a sua volta, obbligherà i governi nazionali ad adottare questa tecnologia, e le leggi volute dal DVB Project, da MPAA e da RIAA come standard tecnici e leggi nazionali.

Che fare?

Nessuno dei vincoli previsti dallo standard DVB può essere aggirato, rimosso od invalidato neanche a livello teorico con l'uso di strumenti tecnici (modchip, crack od altro). Questo notevole risultato è ottenuto grazie al largo uso di dispositivi crittografici implementati in hardware, tra cui è ipotizzato anche l'uso del TPM usato dalle Trusted Platform (cioè il Fritz Chip della tecnologia Palladium).

Di conseguenza, l'unico modo di difendersi da questa aggressione tecnologica è la via politica: si deve riuscire ad impedire l'approvazione di questi standard, la loro accettazione sul piano legale, la produzione e lo smercio di questi dispositivi prima che sia troppo tardi.

Per ottenere questo risultato è necessario porre i nostri uomini politici nella posizione di non poter vendere il proprio voto alle aziende del settore senza essere poi costretti a fare i conti con il proprio elettorato.

Questa battaglia sarà molto dura a causa del fatto che la stragrande maggioranza dei cittadini, e persino la stragrande maggioranza degli specialisti, ignora o sottovaluta enormemente il rischio rappresentato dalla rivoluzione digitale nella televisione.

Per questo motivo, è necessario dare la massima diffusione a queste notizie, ad esempio usando la tecnica del Google Bombing.

Il Google Bombing è una tecnica, del tutto legale e del tutto corretta, che consente di far apparire una certa pagina, chiamata “pagina target”, tra le prime voci elencate da Google quando l'utente cerca un determinato termine, chiamato “parola chiave”.

Nel nostro caso, cercheremo di far apparire questa pagina che state leggendo tra le prime 10 voci elencate da Google quando l'utente cerca la parola chiave “Televisione Digitale”.

In questo modo speriamo di portare la minaccia del DVB project a conoscenza della maggior parte delle persone che si occupano, per un motivo o per l'altro, di televisione digitale. In particolare, speriamo di riuscire ad informare i giornalisti e le persone che agiscono come consiglieri tecnici dei politici.

Come aderire al nostro Google Bombing

Per favore, pubblicate un articolo su questo tema, anche di sole tre righe ma scritto di vostra mano, su un qualunque sito web a cui abbiate accesso. Inserite all'interno del vostro articolo un link a questa pagina.

Per favore usate come testo àncora (cioè come “parola chiave”) del link il termine “televisione digitale”.

L'URL di questa pagina è visibile nella address line del vostro browser, cioè nella riga che contiene l'indirizzo della pagina che state leggendo.

Orientativamente, il link risultante, visto come codice HTML, dovrebbe essere qualcosa come questo:

<a xhref=”http://www.partito-pirata.it/liberate_la_TV_digitale.html”>
Televisione Digitale</a>

Questo codice HTML dovrebbe produrre un risultato come questo:

Televisione Digitale

Per favore, controllate nella address line del vostro browser di usare la URL giusta per raggiungere questa pagina.

Se proprio non sapete come fare, ripubblicate questa pagina così come la trovate, sul vostro sito. Questa pagina contiene già il link necessario per il Google Bombing (lo avete appena visto qui sopra). Questo documento è pubblicato sotto una apposita Licenza Creative Commonso in modo che lo possiate ripubblicare, inalterato, dovunque vogliate.

Potete usare a questo scopo anche un semplice blog gratuito, come quelli che potete creare a www.wordpress.com e www.blogger.com .

Che altro fare?

Per favore, diffondete questa notizia il più ampiamente possibile tra amici e conoscenti. Se potete farlo, pubblicate vostri articoli su questo tema sul web o, meglio ancora, sulla stampa cartacea. Se avete accesso ad una radio od una televisione, parlatene. Se conoscete qualche politico, informatelo della questione.

L'unica cosa che vi chiediamo è di non spedire messaggi su questo tema ad estranei (uomini politici o giornalisti) via e-mail o via posta tradizionale. Non c'è un motivo al mondo di infastidire in questo modo persone che conoscete solo di fama.

Licenza

Questo documento è pubblicato sotto Licenza Creative Commons di tipo “Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.5 Italia”.
Puoi ri-pubblicare liberamente questa pagina sul tuo sito web o su un documento cartaceo, a condizione che non la modifichi e che non la usi a scopi commerciali.

Le fonti

Non stiamo delirando o, se stiamo delirando, siamo in buona compagnia. Le nostre fonti sono le seguenti.

http://www.dvb.org/index.xml

http://www.eff.org/IP/DVB/dvb_briefing_paper.php

http://www.eff.org/IP/broadcastflag/

http://www.eff.org/IP/broadcastflag/three_minute_guide.php

http://www.boingboing.net/2007/03/13/eff_reveals_plot_to_.html

http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1925073&r=PI

http://it.wikipedia.org/wiki/DVB

http://en.wikipedia.org/wiki/DVB

http://en.wikipedia.org/wiki/Broadcast_flag

http://it.wikipedia.org/wiki/Broadcast_flag

http://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_d%27autore

http://it.wikipedia.org/wiki/Convenzione_di_Berna_per_la_protezione_delle_opere_letterarie_e_artistiche

Articolo di EE Times

http://defectivebydesign.org/

http://en.wikipedia.org/wiki/Defective_by_Design



Alessandro Bottoni

www.partito-pirata.it


alessandro.bottoni@infinito.it



venerdì 1 febbraio 2008

Freenet 0.7.0a2 relased



29th Jan, 2008 - Freenet 0.7.0a2 alphatest released

Freenet version 0.7a2 is now available for public testing.


Freenet is a global peer-to-peer network designed to allow users to publish and consume information without fear of censorship. To use it, you must download the Freenet software, available for Windows, Mac, Linux and other operating systems.
Your computer will then form part of a global, decentralized P2P network, and you will be able to publish and consume information anonymously, either through your web browser, or through a variety of third party applications, such as Frost (see http://jtcfrost.sf.net/).

Since the first alpha there have been vast numbers of changes, in particular significant improvements in user friendliness. For example, it is no-longer necessary to find other people to connect to, Freenet can find other people for you.
However, you can still connect to your friends for maximum security. It is also a good deal faster, and many bugs have been fixed.

There have been many many other changes, and we will release a feature complete beta followed by 0.7.0 itself in the coming months (we hope to have regular point releases after that). But we thought it would be best to get some wider testing at this point. There is more to do before 0.7.0, and one or two features which need to be completed before that.

Freenet 0.7a2 can be downloaded from
here.

This release would not have been possible without the release of numerous volunteers, and Matthew Toseland, Freenet's full time developer. Matthew's work is funded through donations via our website (as well as a few larger sponsors from time to time), we ask that anyone who can help us to ensure Matthew's continued employment by visiting our donations page and making a contribution at the donation page.

venerdì 25 gennaio 2008

Lettera aperta al presidente Napolitano

di Paolo Flores d'Arcais

Fonte:
MicroMega

Caro Presidente,

tempo fa, dovendo scriverti per invitarti ad una iniziativa di MicroMega, chiesi tramite il tuo addetto stampa se dovevo continuare ad usare il “tu” della consuetudine precedente la tua elezione, o se era più consono che usassi il “lei”, per rispetto alla carica istituzionale. Poiché, tramite il tuo addetto stampa, mi facesti sapere che preferivi che continuassi a scriverti con il “tu”, è in questo modo che mi rivolgo a te in questa lettera aperta, tanto più che, essendo una lettera critica, mi sembrerebbe ipocrisia inzuccherare la critica con la deferenza del “lei”.
Il mio dissenso, ma si tratta piuttosto di stupore e di amarezza, riguarda la lettera di scuse che in qualità di Presidente, dunque di rappresentante dell’unità della nazione, hai inviato al Sommo Pontefice per l’intolleranza di cui sarebbe stato vittima. E’ verissimo che di tale intolleranza, di una azione che avrebbe addirittura impedito al Papa di parlare nell’aula magna della Sapienza, anzi perfino di muoversi liberamente nella sua città, hanno vociato e scritto tutti i media, spesso con toni parossistici.
Ma è altrettanto vero che di tali azioni non c’è traccia alcuna nei fatti. La modesta verità dei fatti è che il magnifico rettore (senza consultare preventivamente il senato accademico, ma mettendolo di fronte al fatto compiuto, come riconosciuto dallo stesso ex-portavoce della Santa Sede Navarro-Vals in un articolo su Repubblica) ha invitato il Papa come ospite unico in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico (a cui partecipano in nome della Repubblica italiana il ministro dell’università e il sindaco di Roma), e che, avutane notizia dalla agenzia Apcom il professor Marcello Cini (già dallo scorso novembre) e alcune decine di suoi colleghi (più di recente) hanno espresso per lettera al rettore un loro civilissimo dissenso.

Quanto agli studenti, nell’approssimarsi della visita alcuni di loro hanno espresso l’intenzione di manifestare in modo assolutamente pacifico un analogo dissenso, nella forma di ironici happening.

Il rettore Guarini ha comunque rinnovato al Papa l’invito, e tanto il Presidente del Consiglio Romano Prodi quanto il ministro degli Interni Giuliano Amato hanno esplicitamente escluso che si profilasse il benché minimo problema di ordine pubblico (malgrado la campagna allarmistica montata dal quotidiano dei vescovi italiani, “L’Avvenire”, rispetto a cui le dichiarazioni di Prodi e Amato suonavano esplicita smentita). Nulla, insomma, impediva a Joseph Ratzinger di recarsi alla Sapienza e pronunciare nell’aula magna la sua allocuzione.
Di pronunciare, sia detto en passant e per amore di verità, il suo monologo, visto che nessun altro ospite contraddittore o “discussant” era previsto, e un monologo resta a tutt’oggi nella lingua italiana l’opposto di un dialogo, checchè ne abbia mentito l’unanime coro mediatico-politico (che di rifiuto laicista del dialogo continua a parlare), a meno di non ritenere che tale opposizione, presente ancora in tutti i dizionari in uso nelle scuole, sia il frutto avvelenato del già stigmatizzato complotto laicista.
Tutto dunque lasciava prevedere che la giornata si sarebbe svolta così: mentre Benedetto XVI pronunciava il suo monologo nell’aula magna, tra il plauso deferente dei presenti (e in primo luogo del ministro Mussi e del sindaco Veltroni), ad alcune centinaia di metri di distanza alcuni professori di fisica avrebbero tenuto un dibattito sui rapporti tra scienza e fede esprimendo opinioni decisamente diverse da quelle del regnante Pontefice, e ad altrettanta debita distanza qualche centinaio di studenti avrebbe innalzato cartelli di protesta e maschere ironiche. Ironia che può piacere o infastidire, esattamente come le vignette contro il profeta Maometto, ma che costituisce irrinunciabile conquista liberale.

Dove sta, in tutto ciò, l’intolleranza? E addirittura la prevaricazione con cui si sarebbe messo al Papa la mordacchia (secondo l’happening inscenato in aula magna dagli studenti di Comunione e liberazione)?

A me sembra che intolleranza – vera e anzi inaudita – sarebbe stato vietare ad un gruppo di docenti di discutere in termini sgraditi ai dogmi di Santa Romana Chiesa, e ad un gruppo di studenti di manifestare pacificamente le loro opinioni, ancorché in forme satiricamente irridenti. Se anzi di tali divieti si fosse solo fatto accenno da parte di qualche autorità, credo che un numero altissimo di cittadini si sarebbe sentito in dovere di rivolgersi a te quale custode della Costituzione, con toni di angosciata preoccupazione per libertà fondamentali messe così platealmente a repentaglio. Ma, per fortuna (della nostra democrazia), nessun accenno del genere è stato fatto.

Il Sommo Pontefice non era di fronte ad alcun impedimento, dunque. Ha scelto di non partecipare perché evidentemente non tollerava che, pur avendo garanzia di poter pronunciare quale ospite unico il suo monologo in aula magna, nel resto della città universitaria fossero consentite voci di dissenso, anziché risuonare un plauso unanime.

Non è, questa, una mia malevola interpretazione, visto che sono proprio gli ambienti vaticani ad aver riferito che il Papa preferiva rinunciare a recarsi in visita presso una “famiglia divisa” (cioè il mondo accademico e studentesco della Universitas studiorum, la cui quintessenza istituzionale è però proprio il pluralismo delle opinioni). Ma pretendere quale conditio sine qua non per la propria partecipazione un plauso unanime non mi sembra indice di propensione al dialogo bensì, piuttosto, di vocazione totalitaria.
Non vedo dunque per quale ragione tu abbia ritenuto indispensabile, a nome di tutta la nazione di cui rappresenti l’unità, porgere al Papa quelle solenni scuse. Che ovviamente, data la tua autorità, hanno fatto il giro del mondo. Se c’è qualcuno che aveva diritto a delle scuse, semmai, è il gruppo di illustri docenti, tutti nomi di riconosciuta statura internazionale nel mondo scientifico, e che tengono alto il prestigio italiano nel mondo, a contrappeso dell’immagine di “mondezza” e politica corrotta ormai prevalente all’estero per quanto riguarda il nostro paese. Questi studiosi sono stati infatti accusati di fatti mai avvenuti, e insolentiti con tutte le ingiurie possibili (“cretini” è stato il termine più gentile usato dai maestri di tolleranza che si sono scagliati contro il diritto di critica di questi studiosi).
Né si può passare sotto silenzio il contesto in cui il monologo di Benedetto XVI si sarebbe svolto, contesto caratterizzato da due aggressive campagne scatenate dalle sue gerarchie cattoliche. Trascuriamo pure la prima, cioè i rinnovati e sistematici attacchi al cuore della scienza contemporanea, l’evoluzionismo darwiniano (bollato di “scientificità non provata” da un recente volume ratzingeriano uscito in Germania), benché il rifiuto della scienza non sia cosa irrilevante per chi dovrebbe aprire l’anno accademico della più importante università del paese.
Infinitamente più grave mi sembra la seconda, la qualifica di assassine scagliata dal Papa e dalle sue gerarchie, in un crescendo di veemenza e fanatismo, contro le donne che dolorosamente abbiano scelto di abortire. Questo sì dovrebbe risultare intollerabile. Se un gruppo di scienziati accusasse Papa Ratzinger, o solo anche il cardinal Ruini, il cardinal Bertone, il cardinal Bagnasco, di essere degli assassini, altro che lettere di scuse! E perché mai, invece, ciascuno di loro può consentirsi di calunniare come assassina, nel silenzio complice dei media e delle istituzioni, ogni donna che abbia deciso di utilizzare una legge dello Stato confermata da un referendum popolare? Se vogliono rivolgersi alle donne del loro gregge ricordando che l’aborto, anche un giorno dopo il concepimento, è un peccato mortale, e che quindi andranno all’inferno, facciano pure, proprio in base a quel “libera Chiesa in libero Stato” che il Risorgimento liberale e moderato di Cavour ci ha lasciato in eredità. Ma diffamare come assassine cittadine italiane che nessun reato hanno commesso è una enormità che non può essere passata sotto silenzio, e non sono certo il solo ad essermi domandato con amarezza perché, in quanto custode dell’unità della nazione e dunque anche delle sue radici risorgimentali, tu non abbia fatto risuonare la protesta dello Stato repubblicano.
La canea di accuse e di menzogne di questi giorni mi ha portato irresistibilmente alla memoria una piccola esperienza di oltre quarant’anni fa, nel 1966, quando – giovane universitario iscritto al Partito comunista da meno di tre anni – vissi incredulo l’esperienza di un congresso (l’XI, se non ricordo male) di un Partito che si vantava di essere sostanzialmente più libero e democratico degli altri (per questo, del resto, vi ero entrato, come milioni di italiani), in cui Pietro Ingrao, per aver moderatissimamente avanzato l’idea di un “diritto al dissenso” fu investito da una esondazione di critiche e vituperi, compresa l’accusa di essere proprio lui un intollerante!

Con una differenza sostanziale e preoccupante: che allora tale capovolgimento della realtà, versione soft ma non indolore dell’incubo orwelliano, riguardava solo un partito. Oggi investe l’intero paese, la sua intera classe politica, la quasi totalità dei suoi mass-media.

Ecco perché spero che tu voglia prestare attenzione anche all’angosciata preoccupazione di quei segmenti laici (o laicisti, come preferisce la polemica corrente) del paese, non so se maggioritari o minoritari (ma la democrazia liberale, a cui ci hai più volte richiamato, è garanzia di parola e ascolto anche per il dissenso più sparuto, fino al singolo dissidente), che ormai vengono emarginati o addirittura cancellati dalla televisione, cioè dallo strumento dominante dell’informazione, e il cui diritto alla libertà d’opinione viene di conseguenza vanificato, mentre ogni tesi oscurantista può dilagare e spadroneggiare.

Con stima, con speranza, con affetto, credimi,

tuo Paolo Flores d’Arcais.

mercoledì 16 gennaio 2008

Papato e dintorni...

http://emperors-clothes.com/vatican/cpix.htm


Vatican Secretary of State, Cardinal Eugenio Pacelli, the future Pope Pius XII (seated, center), signs Concordat with Nazi German foreign minister Franz von Papen (seated left from Pacelli) at the Vatican, 20 July 1933.

Finalmente.

Una vittoria laica




http://uaarultimissime.wordpress.com/

15 Gennaio 2008

Ha avuto più buon senso Benedetto XVI, rinunciando alla sua visita alla Sapienza, di coloro, come Veltroni e Mussi (per non parlare del rettore), che si erano accodati all'iniziativa senza nulla eccepire. La presenza di un'autorità ecclesiastica (anzi, del leader infallibile di una delle confessioni religiose più potenti al mondo) all'inaugurazione di un anno accademico era indubbiamente «incongrua», come l'hanno definita i docenti che avevano chiesto di annullarla.

L'escamotage con cui era stata architettata la presenza del papa era già, di per sé, un buon motivo per dubitare dei contenuti culturali della sua visita: ma ciò non significa che si volesse tappare la bocca al papa!

Anzi, invitiamo il papa a tenerla ancora, la sua 'lezione', purché alla fine faccia come ogni buon professore, chiedendo ai presenti «se ci sono domande»: e di domande da fargli ce ne sarebbero veramente tante.

Partendo magari da quella difesa del processo inquisitoriale contro Galileo che Ratzinger, già responsabile del Sant'Uffizio, farebbe meglio a smentire, se solo non collidesse con la sua pretesa infallibilità, ex cathedra o de facto che sia non cambia: pare che nessuno abbia più il coraggio o la possibilità di criticarlo.

Proprio per questo, l'UAAR esprime ancora una volta la propria solidarietà ai docenti della Sapienza che hanno saputo rompere questo muro d'omertà, che hanno saputo cogliere il pontefice in palese contraddizione con i fini istituzionali di uno spazio laico di cultura e scienza, quale sempre dovrebbe essere un'università. Alla base rimane la solita domanda: è possibile un confronto con chi si ritiene infallibile?

Anche in questa occasione il papa non ha avuto il coraggio di confrontarsi con i suoi contraddittori, per quanto fosse stato loro imposto di restarsene a debita distanza. Non è un caso che si sia addirittura cercato di impedire la manifestazione del dissenso: non è un caso che l'UAAR non sia stata nemmeno autorizzata a manifestare.

Un'università passabilmente laica avrebbe quantomeno dovuto autorizzare l'organizzazione di eventi culturali contestuali all'intervento di Benedetto XVI: ci sarebbe piaciuto ascoltare una lezione di laicità mentre, nello stesso luogo e nello stesso momento, ma in un'aula più prestigiosa, l'ateneo trasmetteva un messaggio inequivocabilmente di parte. Tutto ciò non è stato possibile: forse per la malcelata intenzione di presentare i laici come vecchi tromboni e giovani bamboccioni esagitati.

Ci ha sfavorevolmente impressionato osservare, negli ultimi giorni, la crescente militarizzazione dell'ateneo.

In un clima sempre più esasperato, e a costo di passare per gli ultimi mohicani dello stato di diritto, riteniamo che sia doveroso ribadire che l'Italia è uno stato laico e che ha una costituzione che contempla la libertà di espressione e il diritto di manifestare.

Giovedì la democrazia sarebbe stata momentaneamente sospesa, dentro e intorno la Sapienza: oggi possiamo invece festeggiare una vittoria dell'Italia laica, quella che emerge vigorosa dai sondaggi ma che non riesce a farsi sentire nei palazzi del potere. Da questo punto di vista, non possiamo non riconoscere che il papa ha dimostrato di avere orecchie molto più sensibili di quelle dei leader della sinistra (?) italiana.

Raffaele Carcano - segretario UAAR


martedì 15 gennaio 2008

Lettera aperta del Prof. Cini al rettore de "La Sapienza"

Era il 14 novembre del 2007 quando il professor Cini inviò la seguente lettera aperta

"Se la Sapienza chiama il Papa e lascia a casa Mussi"


Signor Rettore,

apprendo da una nota del primo novembre dell'agenzia di stampa Apcom che recita: «è cambiato il programma dell'inaugurazione del 705esìmo Anno Accademico dell'università di Roma La Sapienza, che in un primo momento prevedeva la presenza del ministro Mussi ad ascoltare la Lectio Magistralis di papa Benedetto XVI». Il papa «ci sarà, ma dopo la cerimonia di inaugurazione, e il ministro dell'Università Fabio Mussi invece non ci sarà più».

Come professore emerito dell'università La Sapienza - ricorrono proprio in questi giorni cinquanta anni dalla mia chiamata a far parte della facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali su proposta dei fisici Edoardo Amaldi, Giorgio Salvini e Enrico Persico - non posso non esprimere pubblicamente la mia indignazione per la Sua proposta, comunicata al Senato accademico il 23 ottobre, goffamente riparata successivamente con una toppa che cerca di nascondere il buco e al tempo stesso ne mantiene sostanzialmente l'obiettivo politico e mediatico.

Non commento il triste fatto che Lei è stato eletto con il contributo determinante di un elettorato laico. Un cattolico democratico - rappresentato per tutti dall'esempio di Oscar Luigi Scalfaro nel corso del suo settennato di presidenza della Repubblica - non si sarebbe mai sognato di dimenticare che dal 20 settembre del 1870 Roma non è più la capitale dello stato pontificio. Mi soffermo piuttosto sull'incredibile violazione della tradizionale autonomia delle università - da più 705 anni incarnata nel mondo da La Sapienza - dalla Sua iniziativa.

Sul piano formale, prima di tutto. Anche se nei primi secoli dopo la fondazione delle università la teologia è stata insegnata accanto alle discipline umanistiche, filosofiche, matematiche e naturali, non è da ieri che di questa disciplina non c'è più traccia nelle università moderne, per lo meno in quelle pubbliche degli stati non confessionali. Ignoro lo statuto dell'università di Ratisbona dove il professor Ratzinger ha tenuto la nota lectio magistralis sulla quale mi soffermerò più avanti, ma insisto che di regola essa fa parte esclusivamente degli insegnamenti impartiti nelle istituzioni universitarie religiose. I temi che sono stati oggetto degli studi del professor Ratzinger non dovrebbero comunque rientrare nell'ambito degli argomenti di una lezione, e tanto meno di una lectio magistralis tenuta in una università della Repubblica italiana. Soprattutto se si tiene conto che, fin dai tempi di Cartesio, si è addivenuti, per porre fine al conflitto fra conoscenza e fede culminato con la condanna di Galileo da parte del Santo ufficio, a una spartizione di sfere di competenza tra l'Accademia e la Chiesa.

La sua clamorosa violazione nel corso dell'inaugurazione dell'anno accademico de La Sapienza sarebbe stata considerata, nel mondo, come un salto indietro nel tempo di trecento anni e più.

Sul piano sostanziale poi le implicazioni sarebbero state ancor più devastanti. Consideriamole partendo proprio dal testo della lectio magistralis del professor Ratzinger a Ratisbona, dalla quale presumibilmente non si sarebbe molto discostata quella di Roma. In essa viene spiegato chiaramente che la linea politica del papato di Benedetto XVI si fonda sulla tesi che la spartizione delle rispettive sfere di competenza fra fede e conoscenza non vale più: «Nel profondo.., si tratta - cito testualmente - dell'incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall'intima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire "con il logos" è contrario alla natura di Dio».

Non insisto sulla pericolosità di questo programma dal punto di vista politico e culturale: basta pensare alla reazione sollevata nel mondo islamico dall'accenno alla differenza che ci sarebbe tra il Dio cristiano e Allah - attribuita alla supposta razionalità del primo in confronto all'imprevedibile irrazionalità del secondo - che sarebbe a sua volta all'origine della mitezza dei cristiani e della violenza degli islamici. Ci vuole un bel coraggio per sostenere questa tesi e nascondere sotto lo zerbino le Crociate, i pogrom contro gli ebrei, lo sterminio degli indigeni delle Americhe, la tratta degli schiavi, i roghi dell'Inquisizione che i cristiani hanno regalato al mondo.

Qui mi interessa, però, il fatto che da questo incontro tra fede e ragione segue una concezione delle scienze come ambiti parziali di una conoscenza razionale più vasta e generale alla quale esse dovrebbero essere subordinate. «La moderna ragione propria delle scienze naturali - conclude infatti il papa - con l'intrinseco suo elemento platonico, porta in sé un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche. Essa stessa deve semplicemente accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico. Ma la domanda [sui perché di questo dato di fatto] esiste e deve essere affidata dalle scienze naturali a altri livelli e modi del pensare - alla filosofia e alla teologia. Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia, l'ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell'umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza; rifiutarsi a essa significherebbe una riduzione inaccettabile del nostro ascoltare e rispondere».

Al di là di queste circonlocuzioni il disegno mostra che nel suo nuovo ruolo l'ex capo del Sant'uffizio non ha dimenticato il compito che tradizionalmente a esso compete. Che è sempre stato e continua a essere l'espropriazione della sfera del sacro immanente nella profondità dei sentimenti e delle emozioni di ogni essere umano da parte di una istituzione che rivendica l'esclusività della mediazione fra l'umano e il divino. Un'appropriazione che ignora e svilisce le innumerevoli differenti forme storiche e geografiche di questa sfera così intima e delicata senza rispetto per la dignità personale e l'integrità morale di ogni individuo.

Ha tuttavia cambiato strategia. Non potendo più usare roghi e pene corporali ha imparato da Ulisse. Ha utilizzato l'effige della Dea Ragione degli illuministi come cavallo di Troia per entrare nella cittadella della conoscenza scientifica e metterla in riga. Non esagero. Che altro è, tanto per fare un esempio, l'appoggio esplicito del papa dato alla cosiddetta teoria del Disegno Intelligente se non il tentativo - condotto tra l'altro attraverso una maldestra negazione dell'evidenza storica, un volgare stravolgimento dei contenuti delle controversie interne alla comunità degli scienziati e il vecchio artificio della caricatura delle posizioni dell'avversario - di ricondurre la scienza sotto la pseudo-razionalità dei dogmi della religione? E come avrebbero dovuto reagire i colleghi biologi e i loro studenti di fronte a un attacco più o meno indiretto alla teoria darwiniana dell'evoluzione biologica che sta alla base, in tutto il mondo, della moderna biologia evolutiva?

Non riesco a capire, quindi, le motivazioni della Sua proposta tanto improvvida e lesiva dell'immagine de La Sapienza nel mondo. Il risultato della Sua iniziativa, anche nella forma edulcorata della visita del papa (con «un saluto alla comunità universitaria») subito dopo una inaugurazione inevitabilmente clandestina, sarà comunque che i giornali del giorno dopo titoleranno (non si può pretendere che vadano tanto per il sottile): «Il Papa inaugura l'Anno Accademico dell'Università La Sapienza».

Congratulazioni, signor Rettore.

Il Suo ritratto resterà accanto a quelli dei Suoi predecessori come. simbolo dell'autonomia, della cultura e del progresso delle scienze.

Marcello Cini