martedì 15 gennaio 2008

Lettera aperta del Prof. Cini al rettore de "La Sapienza"

Era il 14 novembre del 2007 quando il professor Cini inviò la seguente lettera aperta

"Se la Sapienza chiama il Papa e lascia a casa Mussi"


Signor Rettore,

apprendo da una nota del primo novembre dell'agenzia di stampa Apcom che recita: «è cambiato il programma dell'inaugurazione del 705esìmo Anno Accademico dell'università di Roma La Sapienza, che in un primo momento prevedeva la presenza del ministro Mussi ad ascoltare la Lectio Magistralis di papa Benedetto XVI». Il papa «ci sarà, ma dopo la cerimonia di inaugurazione, e il ministro dell'Università Fabio Mussi invece non ci sarà più».

Come professore emerito dell'università La Sapienza - ricorrono proprio in questi giorni cinquanta anni dalla mia chiamata a far parte della facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali su proposta dei fisici Edoardo Amaldi, Giorgio Salvini e Enrico Persico - non posso non esprimere pubblicamente la mia indignazione per la Sua proposta, comunicata al Senato accademico il 23 ottobre, goffamente riparata successivamente con una toppa che cerca di nascondere il buco e al tempo stesso ne mantiene sostanzialmente l'obiettivo politico e mediatico.

Non commento il triste fatto che Lei è stato eletto con il contributo determinante di un elettorato laico. Un cattolico democratico - rappresentato per tutti dall'esempio di Oscar Luigi Scalfaro nel corso del suo settennato di presidenza della Repubblica - non si sarebbe mai sognato di dimenticare che dal 20 settembre del 1870 Roma non è più la capitale dello stato pontificio. Mi soffermo piuttosto sull'incredibile violazione della tradizionale autonomia delle università - da più 705 anni incarnata nel mondo da La Sapienza - dalla Sua iniziativa.

Sul piano formale, prima di tutto. Anche se nei primi secoli dopo la fondazione delle università la teologia è stata insegnata accanto alle discipline umanistiche, filosofiche, matematiche e naturali, non è da ieri che di questa disciplina non c'è più traccia nelle università moderne, per lo meno in quelle pubbliche degli stati non confessionali. Ignoro lo statuto dell'università di Ratisbona dove il professor Ratzinger ha tenuto la nota lectio magistralis sulla quale mi soffermerò più avanti, ma insisto che di regola essa fa parte esclusivamente degli insegnamenti impartiti nelle istituzioni universitarie religiose. I temi che sono stati oggetto degli studi del professor Ratzinger non dovrebbero comunque rientrare nell'ambito degli argomenti di una lezione, e tanto meno di una lectio magistralis tenuta in una università della Repubblica italiana. Soprattutto se si tiene conto che, fin dai tempi di Cartesio, si è addivenuti, per porre fine al conflitto fra conoscenza e fede culminato con la condanna di Galileo da parte del Santo ufficio, a una spartizione di sfere di competenza tra l'Accademia e la Chiesa.

La sua clamorosa violazione nel corso dell'inaugurazione dell'anno accademico de La Sapienza sarebbe stata considerata, nel mondo, come un salto indietro nel tempo di trecento anni e più.

Sul piano sostanziale poi le implicazioni sarebbero state ancor più devastanti. Consideriamole partendo proprio dal testo della lectio magistralis del professor Ratzinger a Ratisbona, dalla quale presumibilmente non si sarebbe molto discostata quella di Roma. In essa viene spiegato chiaramente che la linea politica del papato di Benedetto XVI si fonda sulla tesi che la spartizione delle rispettive sfere di competenza fra fede e conoscenza non vale più: «Nel profondo.., si tratta - cito testualmente - dell'incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall'intima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire "con il logos" è contrario alla natura di Dio».

Non insisto sulla pericolosità di questo programma dal punto di vista politico e culturale: basta pensare alla reazione sollevata nel mondo islamico dall'accenno alla differenza che ci sarebbe tra il Dio cristiano e Allah - attribuita alla supposta razionalità del primo in confronto all'imprevedibile irrazionalità del secondo - che sarebbe a sua volta all'origine della mitezza dei cristiani e della violenza degli islamici. Ci vuole un bel coraggio per sostenere questa tesi e nascondere sotto lo zerbino le Crociate, i pogrom contro gli ebrei, lo sterminio degli indigeni delle Americhe, la tratta degli schiavi, i roghi dell'Inquisizione che i cristiani hanno regalato al mondo.

Qui mi interessa, però, il fatto che da questo incontro tra fede e ragione segue una concezione delle scienze come ambiti parziali di una conoscenza razionale più vasta e generale alla quale esse dovrebbero essere subordinate. «La moderna ragione propria delle scienze naturali - conclude infatti il papa - con l'intrinseco suo elemento platonico, porta in sé un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche. Essa stessa deve semplicemente accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico. Ma la domanda [sui perché di questo dato di fatto] esiste e deve essere affidata dalle scienze naturali a altri livelli e modi del pensare - alla filosofia e alla teologia. Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia, l'ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell'umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza; rifiutarsi a essa significherebbe una riduzione inaccettabile del nostro ascoltare e rispondere».

Al di là di queste circonlocuzioni il disegno mostra che nel suo nuovo ruolo l'ex capo del Sant'uffizio non ha dimenticato il compito che tradizionalmente a esso compete. Che è sempre stato e continua a essere l'espropriazione della sfera del sacro immanente nella profondità dei sentimenti e delle emozioni di ogni essere umano da parte di una istituzione che rivendica l'esclusività della mediazione fra l'umano e il divino. Un'appropriazione che ignora e svilisce le innumerevoli differenti forme storiche e geografiche di questa sfera così intima e delicata senza rispetto per la dignità personale e l'integrità morale di ogni individuo.

Ha tuttavia cambiato strategia. Non potendo più usare roghi e pene corporali ha imparato da Ulisse. Ha utilizzato l'effige della Dea Ragione degli illuministi come cavallo di Troia per entrare nella cittadella della conoscenza scientifica e metterla in riga. Non esagero. Che altro è, tanto per fare un esempio, l'appoggio esplicito del papa dato alla cosiddetta teoria del Disegno Intelligente se non il tentativo - condotto tra l'altro attraverso una maldestra negazione dell'evidenza storica, un volgare stravolgimento dei contenuti delle controversie interne alla comunità degli scienziati e il vecchio artificio della caricatura delle posizioni dell'avversario - di ricondurre la scienza sotto la pseudo-razionalità dei dogmi della religione? E come avrebbero dovuto reagire i colleghi biologi e i loro studenti di fronte a un attacco più o meno indiretto alla teoria darwiniana dell'evoluzione biologica che sta alla base, in tutto il mondo, della moderna biologia evolutiva?

Non riesco a capire, quindi, le motivazioni della Sua proposta tanto improvvida e lesiva dell'immagine de La Sapienza nel mondo. Il risultato della Sua iniziativa, anche nella forma edulcorata della visita del papa (con «un saluto alla comunità universitaria») subito dopo una inaugurazione inevitabilmente clandestina, sarà comunque che i giornali del giorno dopo titoleranno (non si può pretendere che vadano tanto per il sottile): «Il Papa inaugura l'Anno Accademico dell'Università La Sapienza».

Congratulazioni, signor Rettore.

Il Suo ritratto resterà accanto a quelli dei Suoi predecessori come. simbolo dell'autonomia, della cultura e del progresso delle scienze.

Marcello Cini

sabato 29 dicembre 2007

Shell cedes control of Sakhalin-2 to Gazprom

MOSCOW: Gazprom, the Russian energy monopoly, seized control of the world's largest combined oil and natural gas development Thursday after a highly publicized campaign of pressure on its foreign operator, Royal Dutch Shell.

The sale of 50 percent plus one share followed months of mounting regulatory problems at the site, problems that President Vladimir Putin, in announcing the entry of Gazprom into the project, said would now likely be resolved.

Gazprom will pay $7.45 billion for the controlling share of Sakhalin-2, a price analysts said was below market value.

The agreement will lower the British-Dutch oil company's production potential and the amount of its reserves, but it removes a large measure of uncertainty over the deal by establishing the Kremlin's support.

Putin announced the deal at a Kremlin meeting with executives from Shell, Mitsui and Mitsubishi, who are partners in the consortium, and Gazprom. He made a point of saying that Russia remained open to energy investment.

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Oil production in Sakhalin reached 14 million tonnes in 2007

YUZHNO-SAKHALINSK, December 29 (Itar-Tass) - Oil production in Sakhalin reached 14 million tonnes in 2007. It is a record-high result over the entire history of exploitation of oil fields on the island and on its shelf, governor of the Sakhalin region Alexander Khoroshavin said on Saturday summarising the results of the year. In 2006, the oil production on the island reached some six million tonnes.



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Oil Production on Sakhalin: How Long Before We See Another Valdez?


Compiled by Nikolai Maleshin with information provided by Elena Surovikina and Gary Cook.



This past June foreign oil companies forming the joint consortium, Sakhalin Energy Ltd., celebrated the official commencement of oil drilling on the shelf off Sakhalin Island in the Russian Far East. Their festivities, however, were somewhat dampened by a protest organized by Greenpeace Russia and Sakhalin Environmental Watch. The groups' opposition is summarized by their slogan, "the first oil means the last fish."

The Sea of Okhotsk is one of Russia's most biologically diverse and productive marine ecoregions. Economically, the Sea of Okhotsk is a critical resource for Russia, supporting approximately 70 percent of the nation's marine products, including a high percentage those intended for export such as crab and echinoderms. From January to May 1999, the export of these species generated $80 million for Russia. (The estimated worth of illegally exported marine products is an astounding $300 million). In comparison, Sakhalin's oil export revenues during this same period reached a modest $50 million. While the price of oil is continuing to drop, the price for marine products rose 29.4 percent during the first half of 1999.

Oil development now poses a grave threats to the marine region and all of its valuable living resources. Alarming signs of things to come were seen this past spring when mass numbers of Pacific herring (Culpea pallasi) washed ashore in the Piltunsky Gulf , just 16 km inshore from the Molikpak oil drilling platform. The official explanation of the massive fish death was DDT poisoning. However, analyses conducted by two independent laboratories in different countries revealed no traces of DDT in the fish. The tests did identify the presence of oil in the fish, pointing to oil extraction ativities as a culprit in the fish mortality.




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Russian embassy in Pakistan works in usual regime

ITAR-TASS

ISLAMABAD, December 29 (Itar-Tass) - The Russian embassy in Islamabad has been working in a usual mode, but it has tightened security following the recent dramatic developments in Pakistan and death of ex-prime minister Benazir Bhutto who fell victim to a terrorist attack.

None of the workers of the Russian embassy or their families has been hurt during local protest acts staged in Islamabad in recent days.

On Saturday, the situation in Islamabad was reported calm. After nationwide mourning for Benazir Bhutto was declared all state organizations, shops, banks, markets and fuelling stations remain closed. Heavy police forces have been guarding the area of the presidential palace, governmental organizations and the diplomatic enclave.


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