giovedì 10 aprile 2008

Christian Combat Front

Ex-Italian militant arrested for attacks on Islamic sites.
Italian police on Thursday arrested a former extreme-left wing militant in connection with a string of arson and other attacks on Islamic targets in northern Italy with the "Fronte Cristiano Combattente" (Christian Combat Front) , news reports said.


Roberto Sandalo was taken into custody following an arrest warrant issued against him by Milan prosecutor Maurizio Romanelli, the ANSA news agency reported.

The arrest stems from an investigation on attacks against several cultural centres and places of worship used by Muslim in Italy's northern Lombardy region. No one was hurt in the attacks.


Sandalo was first arrested in 1980 as a member of the Prima Linea (Front Line) Marxist group which carried out several politically motivated murders during the late 1970s and early 1980s.


He was sentenced to 11 years in jail on terrorism-related charges, but only served two years after turning police informer. In September 2007 Sandalo participated in an anti-Islamic demonstration in Milan.

olympic games



martedì 25 marzo 2008

Boselli: «Noi socialisti come Zapatero»

«Veltroni? Da sindaco ha chiuso alle unioni civili. è addirittura più moderato di Rajoy»


«In Italia c'è bisogno di una forte iniezione di laicità. A Roma candidiamo Grillini perché temiamo Rutelli»

da corriere.it


Enrico Boselli durante la videochat con i lettori di Corriere.it



MILANO - «Il nostro programma sui diritti civili è assolutamente identico a quello di Zapatero in Spagna. Ed è un programma chiaro: vogliamo che i diritti individuali dei nostri concittadini crescano. Non c'è alcun motivo per impedirlo. Ad esempio vogliamo il divorzio breve per chi non ha figli, una legge sulle unioni civili e norme che diano più valore alle persone nella vita di tutti i giorni». Insomma: serve un'alternativa al Pd «perché c'è bisogno in Italia di un partito che sia socialista, che è cosa ben diversa dal partito di Veltroni». Il quale, anzi, ha già il destino segnato: «Il 14 aprile si registrerà la più sonora sconfitta della storia della sinistra in Italia. E questo avverrà per colpa di Walter Veltroni». Lo ha detto il segretario e candidato premier del Partito socialista, Enrico Boselli, incontrando in videochat i lettori del Corriere.it.

«BERLUSCONI? VITTORIA SEGNATA...» - Veltroni è stato preso di mira in più di un'occasione da Boselli che non ha nascosto di essersi legato al dito l'esclusione sistematica del suo partito da un progetto che invece ha visto il coinvolgimento dell'Idv e dei radicali. Non solo: nelle sue liste il Pd «ha i campioni della casta». E per di più Veltroni «non sta facendo una campagna elettorale contro Berlusconi, sta facendo una campagna elettorale contro i suoi alleati». Ma questo non significa la strada aperta a possibili larghe intese per il dopo elezioni: «Vedo che l'inciucio è l'incubo di Casini... Io non ci credo, perché la vittoria di Berlusconi è segnata».

«EMERGENZA LAICITA'» - Ha insistito molto, Boselli, sul tema della laicità, una questione che in Italia si configura come una vera «emergenza», perché «quelle che in Italia devono ancora essere battaglie per i diritti individuali dei cittadini, in altri Stati europei sono già legge. Combattere certi diritti, come fa una parte del mondo politico, vuol dire limitare la libertà dei cittadini. Dovrebbe essere ben chiara la distinzione tra religione e stato. Invece in questi ultimi anni la politica italiana è sembrata inginocchiata davanti alle gerarchie ecclesiastiche. Il programma di Veltroni sui diritti civili è molto più moderato di quello di Mariano Rajoy, il leader della destra spagnola».

DIRITTI CIVILI A ROMA - Nella sua esperienza da sindaco di Roma, secondo Boselli, il segretario del Pd non ha mostrato una grande indipendenza dalla chiesa: «Ad esempio ha messo il divieto ad istituire il registro delle unioni civili. Eppure a Roma ci sono 60 mila persone che vivono senza essere sposate. C'è bisogno a Roma garantire più diritti civili ed è per questo che abbiamo proposto una nostra candidatura, quella di Grillini, perché penso che Rutelli possa da questo punto di vista essere anche peggio di Veltroni». E a chi gli chiedeva se non siano un insulto ai padri storici del socialismo italiano le candidature dello stesso Grillini o di Milly D'Abbraccio, simboli di un'idea diversa e più ampia di società (il primo è presidente onorario dell'Arcigay, la seconda ha un passato nel mondo del cinema hard) Boselli ha fatto notare che «proprio i Nenni, i Fortuna e i Pertini sono quelli che hanno voluto le leggi sul divorzio e sul divorzio e introdotto il diritto di famiglia» aprendo così la via all'estensione dei diritti civili nella società.

IL PS E IL PD - «Non siamo entrati nel Pd - ha poi spiegato Boselli - perché non intendevamo scioglierci e scomparire nel partito di Veltroni. L'Italia rischia di essere l'unico Paese europeo privo di un partito socialista. E poi abbiamo un programma nettamente diverso da quello di Veltron». E quale sarà la sorte in caso il Ps non acceda in Parlamento? «Garantisco fin da ora che supereremo il 4% alla Camera e trovo scandaloso l'uso politico che si fa dei sondaggi elettorali. Se si dovesse dare loro credito, Veltroni dovrebbe già andare in vacanza visto che viene dato costantemente ad almeno 8 punti da Berlusconi. Noi veniamo addirittura quotati sotto lo zero. Ma io sono fiducioso perché noi ci siamo, anche se dobbiamo farci conoscere, perché la gran parte dei media ci ha oscurato».

«VELTRONI PENSA DI AVERE PERSO» - «La verità è che Veltroni non sta facendo una campagna elettorale contro Berlusconi ma contro i suoi alleati - ha detto ancora - perché sa che il suo avversario è troppo avanti e quindi punta solo a fare arrivare il suo partito il più rafforzato possibile nella sconfitta». E per fare questo, è la tesi, ha scelto deliberatamente di tagliare i ponti con chiunque avrebbe potuto dargli fastidio. Di qui la scelta di portare avanti solo le alleanze con Di Pietro e la Bonino, «per ammiccare all'antipolitica e a quanti si contrappongono ai teodem alla Binetti», e di «escludere Boselli perché gli fa concorrenza sul fronte riformista».

«DIVERSI SOLO NELLA "L"» - Oggi, ha detto ancora il leader socialista, «la differenza tra Pd e Pdl è solo la "l"». Non solo: «Non saprei chi scegliere tra Berlusconi e Veltroni, non so chi è il meno peggio. Proviamo a pensare a cosa direbbero i giornali se negli Stati Uniti se Obama dicesse di voler candidare il figlio di Rockfeller; invece Veltroni ha fatto proprio questo, candidando il figlio di un importante imprenditore». «La domanda che dobbiamo porci in queste ultime settimane di campagna elettorale - ha aggiunto - è se sia serio da parte dei due principali candidati premier fare la gara a chi le spara più grosse».

IL CASO ALITALIA - Il leader socialista ha parlato anche del caso Alitalia, una vicenda «su cui molti dicono bugie». «Per una compagnia così non c'è futuro se non con un'intesa con un altro grande operatore europeo - ha fatto notare -. Forse qualcosa va cambiato nella trattativa con Air France, per una maggiore tutela dei lavoratori o per non penalizzare troppo Malpensa, anche se Veltroni sbaglia ad utilizzare il criterio del "ma anche" sostenendo che si possono conservare entrambi gli aeroporti con il ruolo di hub. In ogni caso, se non si fa accordo con Air France l'alternativa è il fallimento di Alitalia perché non ci sono le condizioni per andare avanti a lungo. E dopo campagna elettorale giudizio degli italiani sarà duro con chi avrà raccontato certe cose...».

LE PENSIONI - In mattinata Walter Veltroni aveva annunciato pensioni più alte da subito. Ma questo, per Boselli, significa «parlare a vanvera» perché «nessuno pensa di spiegare come finanziare queste proposte», visto che l'Italia «deve fare i conti con un debito pubblico doppio rispetto a quello di altri Paesi europei», che sulla capacità di programmazione rappresenta una vera e propria «palla al piede». «Veltroni e Berlusconi - ha detto Boselli - non dicono come vogliono fare quadrare i conti e questo è immorale».

DI PIETRO E MASTELLA - «I giudici che fanno politica sono il danno principale - ha detto ancora Boselli - perché minano l'imparzialità che i cittadini si aspettano da chi amministra la giustizia. E Di Pietro ne è l'esempio più significativo perchè non solo ha fatto il giudice ma su questo ha costruito il suo partito». Il leader socialista ha poi giustificato la scelta di offrire una candidatura a Clemente Mastella, «un gesto garantista» a difesa di un politico «distante da noi mille anni luce». Mastella - ha precisato - è tra quei «cittadini condannati in piazza già in maniera definitiva. Da garantista penso ci si debba opporre a questa giustizia-spettacolo». Tra l'altro, «è molto più facile fare una offerta garantista a chi la pensa come te, offrirla a Mastella è un gesto più difficile».

«GESU' PRIMO SOCIALISTA» - Boselli ha poi espresso dubbi sul fatto che una scelta privata come la conversione di Magdi Allam abbia ricevuto una così grande evidenza mediatica, un evento che «non favorisce il dialogo», che «non rappresenta un passo avanti ma rischia di essere un altro elemento di scontro e lacerazione». Il leader del Ps ha infine difeso la scelta di utilizzare l'immagine di Gesù Cristo per uno spot elettorale, «nulla di blasfemo», anche perché «già in passato i socialisti si richiamavano alla sua figura» e perché «è stato lui il primo socialista della storia».

Alessandro Sala
25 marzo 2008

mercoledì 5 marzo 2008

Giù le mani dai Blog!




dal sito "partito-pirata.it"


Come
Vice Presidente del Partito Pirata, sono costretto a chiedere ancora una volta la vostra collaborazione per impedire che ci venga tolto ancora un'altro pezzo di democrazia e di libertà. Questa volta è a rischio niente meno che il diritto di esprimere la propria opinione attraverso il web ed i blog, così come sarebbe previsto dall'articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana.

Col favore delle tenebre. No, anzi... delle ferie


In pieno Agosto 2007, mentre l'intero paese era in vacanza, il solerte Ricardo Franco Levi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha presentato un progetto di legge chiaramente concepito con il solo scopo di mettere la museruola a tutti coloro che intendono far sentire la voce della Società Civile attraverso il World Wide Web. La settimana scorsa, nel più assoluto silenzio, questo progetto di legge liberticida ha ottenuto l'approvazione del Consiglio dei Ministri, guidato da Romano Prodi. Ecco come ne ha dato la notizia Repubblica:


ROMA - Consiglio dei ministri del 12 ottobre: il governo approva e manda all'esame del Parlamento il testo che vuole cambiare le regole del gioco del mondo editoriale, per i giornali e anche per Internet. E' un disegno di legge complesso, 20 pagine, 35 articoli, che adesso comincia a seminare il panico in Rete. Chi ha un piccolo sito, perfino chi ha un blog personale vede all'orizzonte obblighi di registrazione, burocrazia, spese impreviste. Soprattutto teme sanzioni penali più forti in caso di diffamazione.


[Da Repubblica del 19 Ottobre 2007]


Scherzetto o balzello?


La prima, e la più grave, conseguenz, di questo scherzo di Halloween del nostro amato Governo è un aumento iperbolico dei costi e delle complessità burocratiche necessari per mantenere in vita un qualunque sito web, compreso un blog personale. In pratica, chiunque volesse pubblicare qualunque cosa (anche le ricette della nonna) su un blog gratuito (come Wordpress o Blogger) sarebbe comunque costretto a registrare la propria “testata giornalistica” presso il famigerato ROC (“Registro degli Operatori di Comunicazione”). Per chi non lo sapesse, il ROC è un database delle persone autorizzate dalla legge a parlare in pubblico, cioè qualcosa che esiste in due soli paesi al mondo: in Italia ed in Cina! Ecco come spiega quello che sta succedendo il quotidiano Repubblica:


“Articolo 6 del disegno di legge. C'è scritto che deve iscriversi al ROC, in uno speciale registro custodito dall'Autorità per le Comunicazioni, chiunque faccia "attività editoriale". L'Autorità non pretende soldi per l'iscrizione, ma l'operazione è faticosa e qualcuno tra i certificati necessari richiede il pagamento del bollo. Attività editoriale - continua il disegno di legge - significa inventare e distribuire un "prodotto editoriale" anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l'informazione, ma è anche qualcosa che "forma" o "intrattiene" il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso.”


[Da Repubblica del 19 Ottobre 2007]


Per legge, una “testata giornalistica” (come “Repubblica Online” o “Punto Informatico”) deve avere un suo Direttore Responsabile e deve essere pubblicata da una Società Editrice. Ovviamente, sia l'uno che l'altro vogliono essere pagati per il lavoro che svolgono e per le responsabilità (anche penali) che si accollano. Altrettanto ovviamente, nessun blogger sarà mai in grado di coprire questi costi. Di conseguenza, la stragrande maggioranza dei blog gestiti da italiani sono destinati a chiudere. Si noti che questo vale anche per i blog pubblicati in altre lingue e su altri mercati. Ciò che conta è infatti la residenza dell'autore.


Questo disegno di legge potrebbe quindi riuscire in qualcosa che nemmeno il governo Cinese è mai riuscito a mettere in atto: la cancellazione dei blog dalla faccia del pianeta. Incredibilmente, potrebbe riuscire in questa opera senza nemmeno varare una legge che affermi esplicitamente che gestire un blog è illegale. Una azione come questa, infatti, susciterebbe un coro di proteste. Il nostro amato Governo potrebbe riuscire in questa impresa semplicemente innalzando i costi di gestione di un blog ad un livello inaccettabile per gli
autori. Un modo molto più sottile e meno appariscente di mettere in atto una delle più odiose forme di censura che si possano concepire.

Il porto d'armi per il Blog

Ma questo è solo uno degli effetti di questo progetto di legge.

L'altro è che trasformando i blog in testate giornalistiche si trasformano i blogger in giornalisti de facto ed i loro reati da semplici maracechelle in reati penali di notevole peso. In particolare, il reato di diffamazione commesso da un blogger non sarebbe più “diffamazione semplice” ma “diffamazione a mezzo stampa”.
La differenza in termini di anni di galera e di euro di danni da pagare al diffamato è notevole.


In buona sostanza, chiunque volesse ancora dire la sua attraverso un blog dovrebbe agire con la stessa cautela di chi decide di portare un'arma sulla persona.


Le rassicurazioni di Mangiafuoco


Naturalmente, a fronte di un testo di questa gravità, steso nero su bianco, il Sottosegretario Levi sta spendendo una grande quantità di parole (vibrazioni dell'aria tra due persone) per rassicurare i blogger che “No, assolutamente! Non è nostra intenzione chiudere la bocca alla Società Civile ed ai dissidenti”. Ecco come riporta le rassicurazioni del sottosegretario il solito quotidiano “La Repubblica”:


Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e padre della riforma, sdrammatizza: "Lo spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile".


[Da Repubblica del 19 Ottobre 2007]

Verba volant, scripta manent....

Ma è possibile una cosa del genere? O ci state prendendo in giro?

Giudicate voi stessi:

Testo della Proposta di Legge del 3 Agosto 2007” sul sito del Governo.

Il Governo riforma l'editoria. Allarme in Rete.” a epubblica Online.


Il Governo vara la Internet Tax.” a Punto Informatico.


La nuova legge sull'editoria del Governo obbligherà tutti i blog e i siti a diventare testate giornalistiche”a Civile.it.


Che fare?

Si può fare qualcosa per contrastare questo ignobile progetto di censura, degno solo della più squallida delle dittature?
Si, si può fare qualcosa. Ad esempio, si può spargere la voce. Si può far sapere all'intero paese (e, se possibile, al mondo intero) che un Governo che si autodefinisce di Sinistra, vicino al popolo e difensore della Libertà, sta cercando di cancellare l'intero “fenomeno blog” dal suo ramo di Internet.


Lo si può fare ripubblicando questo testo, così come lo trovate, sui vostri siti web, ovunque possibile.
Questo testo, infatti, contiene al suo interno un link a sé stesso.
Ripubblicandolo su molti altri siti web si fa in modo che Google (ed altri motori di ricerca) lo innalzino nel loro punteggio (“rank”) e lo presentino tra i loro risultati migliori ogni volta che un internauta cerca il termine “blog”. In questo modo, chiunque sia interessato, anche marginalmente ai blog può essere raggiunto da questo grido di allarme. Per ripubblicare il testo, basta fare un copia&incolla.


Questa tecnica si chiama Google Bombing e, a dispetto del nome è perfettamente legale e perfettamente corretta.

Potete trovare altre informazioni su questa tecnica a wikipedia: Google Bombing.


Questo è il link che mette in atto questo meccanismo:

Ovviamente, questo testo viene pubblicato con una licenza adatta a questo scopo:


Creative Commons License

Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.


In oltre potete firmare la petizione che abbiamo aperto per contrastare questo disegno di legge:

Firma la petizione

Grazie della vostra collaborazione

Alessandro Bottoni


http://www.alessandrobottoni.it/


http://www.oceanidigitali.it/


alessandro.bottoni@infinito.it


alessandrobottoni@interfree.it



Per favore, se proprio volete scrivermi, inserite la frase “Google Bombing per la libertà dei Blog” nell'apposita riga “Subject” (“Oggetto”) del vostro messaggio di posta elettronica.




Inserito da admin il Ven, 19/10/2007 - 10:37

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venerdì 8 febbraio 2008

PTCL invests $50 million in submarine cable


KARACHI: The Pakistan Telecommunications Company Limited (PTCL) has made an investment of $50 million in a submarine cable, as a part of a consortium that will put in place a high-capacity fiber optic submarine cable, stretching from India to Italy and France via the Middle East.
The cable design covers a distance of almost 14,000 kilometers and the system is likely to be available for service by the end of 2009.
The system will have a capacity of 3.84 terabits per second, PTCL sources said here Thursday.

The consortium of nine leading telecom operators signed the construction and maintenance agreement (C&MA) and the supply contract of the fiber-optic cable named I-ME-WE (India, Middle East, Western Europe), which will be the fifth in a series of similar systems.

PTCL and the other members of the consortium intend for this system to meet the ever growing capacity requirement of Asia, the Middle East and Europe besides satisfying the capacity needs of the USA to these regions as well.

The nine companies that form the consortium include Bharti (India), Etisalat (UAE), France Telecom (France), Ogero (Lebanon), PTCL (Pakistan), STC (Saudi Arabia), Telecom Egypt (Egypt), Telecom Italia Sparkle (Italy) and VSNL (India).

Sher Bahadar Khan, Executive Vice President of PTCL stated that this project was an important addition designed to cater to the ever growing capacity requirements towards the Middle East and the western countries with Pakistan in general and PTCL in particular.

He stated that this project will also play a pivotal role to provide effective resilience to the existing cable systems (SMW3 & SMW4) available with PTCL to provide flawless communication to its customers within and outside of Pakistan. This entire venture was, of course, a result of the untiring teamwork of the consortium member countries to achieve the target, he added.



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giovedì 7 febbraio 2008

Liberate il Digitale Terrestre


da piratpartiet.it

Le Mani sulla Televisione Digitale

Nei giorni scorsi, la Electronic Frontier Foundation ha rilasciato un attesissimmo rapporto sullo stato del progetto DVB.Questo rapporto ci permette di capire quali siano le minacce che aleggiano sul mondo della televisione digitale e di altre tecnologie affini.

Il Progetto DVB

DVB sta per “Digital Video Broadcasting”, cioè “Televisione Digitale”. La televisione digitale è destinata a diventare, per legge, l'unico modo di trasmettere programmi televisivi in Italia dal Dicembre 2008 (e, in momenti diversi, in tutta Europa ed in USA). Sia la televisione satellitare, sia la televisione digitale terrestre, sia la televisione via cavo, sia la televisione via Internet, sia la televisione su dispositivi mobili utilizzano infatti un protocollo di trasmissione digitale del segnale.



Le Mani sulla Televisione Digitale

Nei giorni scorsi, la Electronic Frontier Foundation ha rilasciato un attesissimmo rapporto sullo stato del progetto DVB.
Questo rapporto ci permette di capire quali siano le minacce che aleggiano sul mondo della televisione digitale e di altre tecnologie affini.

Il Progetto DVB

DVB sta per “Digital Video Broadcasting”, cioè “Televisione Digitale”. La televisione digitale è destinata a diventare, per legge, l'unico modo di trasmettere programmi televisivi in Italia dal Dicembre 2008 (e, in momenti diversi, in tutta Europa ed in USA). Sia la televisione satellitare, sia la televisione digitale terrestre, sia la televisione via cavo, sia la televisione via Internet, sia la televisione su dispositivi mobili utilizzano infatti un protocollo di trasmissione digitale del segnale.

Gli standard necessari vengono sviluppati da un consorzio chiuso di aziende chiamato DVB Project.
Il consorzio DVB raccoglie oltre 260 aziende di tutto il mondo e definisce gli standard per la trasmissione digitale di audio e video sui sistemi della prossima generazione. Gli standard che il DVB Project ha sviluppato sono i seguenti.

  • DVB-S ("Satellite"): standard usato per la televisione via satellite

  • DVB-C ("Cable"): standard usato per la televisione via cavo

  • DVB-T ("Terrestrial"): standard usato per la televisione digitale terrestre

  • DVB-H ("Handheld"): standard usato per la televisione su sistemi mobili (telefoni cellulari ed affini)

Ciò che questo consorzio decide, nel chiuso delle sue riunioni tra aziende, è già adesso legge per chiunque voglia trasmettere o ricevere segnali audio e video digitali nel mondo, semplicemente perchè gli strumenti tecnici prodotti da queste aziende rispondono a questi standard ed a nient'altro. Queste 260 aziende rappresentano la stragrande maggioranza dei produttori mondiali per cui, di fatto, il consorzio definisce standard di portata globale a cui è impossibile sottrarsi. Come vedremo nel seguito di questo documento, persino nella remota ipotesi che un produttore indipendente decidesse di opporsi a questo dominio, lo standard definito dal DVB Project prevede strumenti e tecniche adatti a rendere la sua ribellione del tutto inutile.

EFF e il DVB Project

La Electronic Frontier Foundation si è iscritta al consorzio DVB, pagando la quota di iscrizione di 10.000 euro, ed ha partecipato alle sedute. La possibilità di divulgare informazioni è pesantemente limitata dalle clausole del contratto di adesione al consorzio per cui la EFF non può, legalmente, divulgare le informazioni di dettaglio che riguardano questo consorzio, il suo modo di lavorare, le posizioni delle diverse aziende che ne fanno parte ed il loro voto. Tuttavia, la EFF ha potuto pubblicare un rapporto di massima su ciò che il DVB Project sta preparando.

Il Progetto CPCM

Ciò che il DVB Project sta studiando, sin dal 2003, è qualcosa che non piacerà agli “spettatori” europei ed italiani. Questo qualcosa si chiama CPCM, cioè “Content Protection and Copy Management”.

Questo standard permetterà ai produttori di programmi televisivi di imporre le seguenti limitazioni.

NOTA: Per quanto folli e vessatorie possano sembrare queste limitazioni, sono comunque reali. Non stiamo delirando e non ci siamo inventati nulla. Potete controllare voi stessi leggendo le fonti che elenchiamo in calce a questo documento.

Divieto di registrazione.
Questo standard permette di vietare la registrazione di un programma televisivo attraverso il sintonizzatore TV. Non potranno più essere registrati i film, i telefilm od altri programmi televisivi, né su cassetta, né su CD o DVD, né su disco fisso. Questo divieto non è aggirabile in nessun modo perchè implementato sia con dispositivi software che hardware.

Divieto di copia.
Questo standard permette di vietare la creazione di copie di un CD o DVD. Non potranno più essere create copie di film, di telefilm od altri programmi televisivi, né su cassetta, né su CD o DVD, né su disco fisso, nemmeno per uso personale o per backup. Questo divieto non è aggirabile in nessun modo perchè implementato sia con dispositivi software che hardware.

Divieto di trasferimento.
Questo standard permette di vietare il trasferimento di un programma televisivo attraverso una rete di computer, ad esempio dal sintonizzatore TV che si trova in salotto al display del laptop che si trova in camera da letto. Questo standard permette di vietare la fruizione del programma televisivo fuori da una certa nazione, grazie ad un apposito marcatore digitale inserito nei dispositivi (simile al codice regionale dei DVD ma, a diferenza di esso, assolutamente non aggirabile). Questo standard permette anche di vietare la fruizione del programma televisivo fuori da un determinato locale, ad esempio il salotto di casa, grazie ad un apposito ricevitore GPS
integrato nei dispositivi (naturalmente pagato da chi acquista il dispositivo). Questo divieto non è aggirabile in nessun modo perchè implementato sia con dispositivi software che hardware.

Divieto di condivisione.
Questo standard permette di vietare la condivisione di un programma con altre persone che risiedono nella stessa abitazione od in altri contesti, attraverso la definizione di appositi “domini di autorizzazione”.
Il DVB Project ha persino speso una quantità di tempo significativa per stabilire cosa deve essere dei DVD di una coppia in caso di divorzio!
Questo divieto non è aggirabile in nessun modo perchè implementato sia con dispositivi software che hardware.

Obbligo di aggiornamento dell'hardware.
Questo standard permette di vietare la visione di un programma su dispositivi che il DVB Project ritiene non abbastanza fiscali nel rispetto dei suoi standard. Questo divieto non è aggirabile in nessun modo perchè implementato sia con dispositivi software che hardware e comporta la sostituzione del dispositivo, con i costi facilmente immaginabili.

Oscuramento dei canali liberi esistenti.
In futuro, questo standard dovrebbe persino permettere di imporre la cifratura al momento della ricezione (cioè sul TV Tuner del salotto) dei programmi trasmessi in chiaro. In questo modo, sarà
possibile applicare le limitazione esposte in precedenza persino ai programmi che il distributore ha deliberatamente deciso di distribuire in chiaro, senza alcuna limitazione. Si noti che il distributore, per legge, ha pagato per questo diritto ed ha firmato un contratto in cui questo diritto gli veniva riconosciuto. In alcuni casi, il distributore del programma potrebbe essere lo stesso proprietario dei diritti. In questo caso, il diritto dell'autore di divulgare senza limitazioni i suoi contenuti potrebbe venire negato da un dispositivo di ricezione che agisce secondo le specifiche del DVB Project!

NOTA:
Tutti questi vincoli sono imposti attraverso un attento uso di dispositivi software e hardware, caratterizzati da un pesante uso di tecniche crittografiche, e quindi non possono essere aggirati, rimossi o invalidati nemmeno in linea di principio. Il sistema usato è concettualmente simile a quello usato dalla Microsoft XboX ma molto più avanzato e molto più robusto. Non illudetevi che questi sistemi di protezione vengano spazzati via dal primo ragazzino brufoloso di passaggio come è avvenuto per i CSS dei DVD. Questo non avverrà.

I DRM supportati dalla Legge

I membri del DVB Project sostengono che le tecnologie che hanno messo a punto sono destinate a proteggere i diritti legali dei produttori di contenuti. Questo però non è vero: nessuna legge nazionale o internazionale ha mai concesso ai produttori di contenuti multimediali e/o di dispositivi elettronici dei diritti così vasti per quanto riguarda il controllo sul modo in cui l'utente fruisce di questi contenuti e, di conseguenza sulla sua libertà individuale (e sul modo in cui nasce e si diffonde l'innovazione tecnologica). Né la Convenzione di Berna né le leggi nazionali sul diritto d'autore prevedono diritti così estesi.

Ad esempio, nessuna legge nazionale od internazionale riconosce al produttore di un film su DVD, od al produttore di un lettore DVD, il diritto di decidere dove , quando e da chi questo film su DVD possa essere visto. Eppure, come abbiamo appena visto, la tecnologia definita dal DVB Project prevede proprio che il produttore possa vietare la visione del film fuori dall'abitazione del cliente o persino in una stanza diversa da quella “abilitata” alla visione (cioè il dove questo prodotto viene consumato).

Questa stessa tecnologia prevede anche che il produttore possa impedire la registrazione del film trasmesso in TV e la sua visione a posteriori (cioè il quando questo prodotto viene consumato). Addirittura, questa tecnologia cerca persino di definire chi, tra parenti ed amici, abbia il diritto di vedere il film insieme al cliente autorizzato. Nessuna legislazione ha mai riconosciuto ai produttori il diritto di controllare questi aspetti della fruizione di un prodotto e della vita privata del cliente.


Ad essere più precisi, nessuna legislazione esistente ha mai riconosciuto al produttore nemmeno il diritto di limitare la visione di un film ad un preciso mercato geografico, come già avviene per i DVD. Il cliente che acquita un DVD avrebbe, teoricamente, il pieno diritto di vedere il film in qualunque paese del mondo. I trattati internazionali sul diritto d'autore e le relative leggi nazionali non prevedono limiti geografici di questo tipo. Alcune legislazioni nazionali, tra cui quella USA e quella italiana, riconoscono il diritto del produttore di usare dispositivi hardware/software per difendere i loro prodotti dalla copia abusiva e per garantire i loro diritti commerciali ma non gli riconoscono ugualmente il diritto di limitare la fruibilità di un prodotto in un modo che eccede palesemente e largamente ciò che è previsto dalle leggi nazionali ed internazionali sul copyright.

Per questa ragione, il DVB Project ha messo a punto un piano per cambiare a proprio favore la legislazione internazionale e nazionale esistente.
Questo piano consiste nella creazione di un insieme di strumenti tecnologici (il CPCM) e di metodologie di accettazione che dovranno servire come base per la futura legislazione. In particolare, l'insieme di tecnologie e di standard che il DVB Project sta creando, costringerà qualunque costruttore di dispositivi digitali a richiedere una certificazione legale e tecnologica prima che esso possa costruire o vendere dispositivi destinati a trattare contenuti multimediali di qualunque genere (film, musica, testi digitali, etc.).

Questo progetto è stato supportato negli Stati Uniti dal pesante lavoro di lobby politica portato avanti da RIAA ed MPAA per ottenere la promulgazione del Broadcast Flag Act di FCC del 2005. Questo lavoro di lobby sta continuando adesso, con energia immutata, sia presso il Governo USA sia presso il Governo dell'Unione Europea che presso il nostro Governo Nazionale. In Italia, queste organizzazioni sono già riuscite ad ottenere diverse iniziative di legge grazie al Governo Berlusconi, tra il 2001 ed il 2006. La più nota di queste leggi è stata il Decreto Urbani sul Peer-to-Peer.

Il risultato finale che il DVB Project, la RIAA e la MPAA intendono raggiungere è quello di avere delle leggi, internazionali e nazionali, che impongano ai produttori di dispositivi elettronici l'obbligo di aderire ai loro standard tecnologici prima di poter costruire e vendere dispositivi di (quasi) qualunque tipo. In questo modo, produrre e vendere dispositivi che non rispettino i loro strettissimi vincoli sarà illegale e, di fatto, impossibile. Naturalmente, questo vorrà dire, tra le altre cose, che l'accesso al mercato dei nuovi produttori sarà vincolato alla accettazione dei membri del DVB project, seguendo una logica tipicamente corporativa.
I termini “innovazione tecnologica”, “concorrenza” e “libero mercato” saranno semplicemente spazzati via dal vocabolario (con grave danno per l'utente e per il suo portafogli).

Protezione della proprietà intellettuale e Censura

Come risulta ovvio persino da una analisi superficiale, questa tecnologia può essere usata con la stessa efficacia sia per difendere gli interessi economici dei fornitori di contenuti che per imporre una severa ed ineludibile forma di censura sui contenuti stessi.

Se il partito A, che si trova al potere, lo deciderà, il partito B, che si trova all'opposizione, semplicemente non potrà più far conoscere le sue opinioni in nessun modo tecnologicamente avanzato all'interno dei confini della nazione. Per denunciare le malefatte dei potenti, il partito B dovrà ricorrere al ciclostile ed al volantinaggio in un mondo popolato da telefoni cellulari multimediali e di connessioni ADSL.

Il cittadino che fosse interessato a conoscere le opnioni del partito politico B dovrebbe fare i conti con dispositivi elettronici che rispondono solamente al partito politico A, al potere. Il partito politico A potrebbe infatti mettere in atto la sua censura usando le stesse infrastrutture tecniche sviluppate dal DVB project per la difesa del “diritto d'autore”.

In nessun momento della sua storia l'Uomo ha mai dovuto confrontarsi con la possibilità di una censura così semplice da imporre e così impossibile da constrastare. In nessun momento della sua storia, l'Uomo ha mai dovuto confrontarsi con una tecnologia in grado di invadere in modo così devastante e così inarrestabile la sua sfera culturale e cognitiva.

Cosa succederà ora?

Attualmente, il DVB Project sta mettendo a punto la prima versione della sua Common Interface, cioè l'interfaccia a cui dovranno attenersi i dispositivi della prima generazione. Questa prima versione prevede solo che l'utente finale non abbia accesso a cose per le quali non ha pagato. La versione 2 di questo standard definirà invece che i dispositivi digitali debbano attenersi in tutto e per tutto al CPCM.

Una volta concluso il percorso di definizione degli standard tecnici, il DVB Project chiederà l'approvazione degli stessi al'ETSI (European Telecommunications Standards Institute).

Normalmente, le proposte di standard provenienti dall'industria vengono fatte proprie dall'ETSI dopo solo qualche ritocco cosmetico. Di conseguenza, è facile prevedere che tra pochissimi anni gli standard DVB avrenno una patina di valore legale nonostante il fatto che sono stati sviluppati da un consorzio di aziende nel chiuso dei loro uffici e badando solo agli interessi delle industrie stesse. Questa patina di valore legale servirà poi come base per una direttiva europea che, a sua volta, obbligherà i governi nazionali ad adottare questa tecnologia, e le leggi volute dal DVB Project, da MPAA e da RIAA come standard tecnici e leggi nazionali.

Che fare?

Nessuno dei vincoli previsti dallo standard DVB può essere aggirato, rimosso od invalidato neanche a livello teorico con l'uso di strumenti tecnici (modchip, crack od altro). Questo notevole risultato è ottenuto grazie al largo uso di dispositivi crittografici implementati in hardware, tra cui è ipotizzato anche l'uso del TPM usato dalle Trusted Platform (cioè il Fritz Chip della tecnologia Palladium).

Di conseguenza, l'unico modo di difendersi da questa aggressione tecnologica è la via politica: si deve riuscire ad impedire l'approvazione di questi standard, la loro accettazione sul piano legale, la produzione e lo smercio di questi dispositivi prima che sia troppo tardi.

Per ottenere questo risultato è necessario porre i nostri uomini politici nella posizione di non poter vendere il proprio voto alle aziende del settore senza essere poi costretti a fare i conti con il proprio elettorato.

Questa battaglia sarà molto dura a causa del fatto che la stragrande maggioranza dei cittadini, e persino la stragrande maggioranza degli specialisti, ignora o sottovaluta enormemente il rischio rappresentato dalla rivoluzione digitale nella televisione.

Per questo motivo, è necessario dare la massima diffusione a queste notizie, ad esempio usando la tecnica del Google Bombing.

Il Google Bombing è una tecnica, del tutto legale e del tutto corretta, che consente di far apparire una certa pagina, chiamata “pagina target”, tra le prime voci elencate da Google quando l'utente cerca un determinato termine, chiamato “parola chiave”.

Nel nostro caso, cercheremo di far apparire questa pagina che state leggendo tra le prime 10 voci elencate da Google quando l'utente cerca la parola chiave “Televisione Digitale”.

In questo modo speriamo di portare la minaccia del DVB project a conoscenza della maggior parte delle persone che si occupano, per un motivo o per l'altro, di televisione digitale. In particolare, speriamo di riuscire ad informare i giornalisti e le persone che agiscono come consiglieri tecnici dei politici.

Come aderire al nostro Google Bombing

Per favore, pubblicate un articolo su questo tema, anche di sole tre righe ma scritto di vostra mano, su un qualunque sito web a cui abbiate accesso. Inserite all'interno del vostro articolo un link a questa pagina.

Per favore usate come testo àncora (cioè come “parola chiave”) del link il termine “televisione digitale”.

L'URL di questa pagina è visibile nella address line del vostro browser, cioè nella riga che contiene l'indirizzo della pagina che state leggendo.

Orientativamente, il link risultante, visto come codice HTML, dovrebbe essere qualcosa come questo:

<a xhref=”http://www.partito-pirata.it/liberate_la_TV_digitale.html”>
Televisione Digitale</a>

Questo codice HTML dovrebbe produrre un risultato come questo:

Televisione Digitale

Per favore, controllate nella address line del vostro browser di usare la URL giusta per raggiungere questa pagina.

Se proprio non sapete come fare, ripubblicate questa pagina così come la trovate, sul vostro sito. Questa pagina contiene già il link necessario per il Google Bombing (lo avete appena visto qui sopra). Questo documento è pubblicato sotto una apposita Licenza Creative Commonso in modo che lo possiate ripubblicare, inalterato, dovunque vogliate.

Potete usare a questo scopo anche un semplice blog gratuito, come quelli che potete creare a www.wordpress.com e www.blogger.com .

Che altro fare?

Per favore, diffondete questa notizia il più ampiamente possibile tra amici e conoscenti. Se potete farlo, pubblicate vostri articoli su questo tema sul web o, meglio ancora, sulla stampa cartacea. Se avete accesso ad una radio od una televisione, parlatene. Se conoscete qualche politico, informatelo della questione.

L'unica cosa che vi chiediamo è di non spedire messaggi su questo tema ad estranei (uomini politici o giornalisti) via e-mail o via posta tradizionale. Non c'è un motivo al mondo di infastidire in questo modo persone che conoscete solo di fama.

Licenza

Questo documento è pubblicato sotto Licenza Creative Commons di tipo “Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.5 Italia”.
Puoi ri-pubblicare liberamente questa pagina sul tuo sito web o su un documento cartaceo, a condizione che non la modifichi e che non la usi a scopi commerciali.

Le fonti

Non stiamo delirando o, se stiamo delirando, siamo in buona compagnia. Le nostre fonti sono le seguenti.

http://www.dvb.org/index.xml

http://www.eff.org/IP/DVB/dvb_briefing_paper.php

http://www.eff.org/IP/broadcastflag/

http://www.eff.org/IP/broadcastflag/three_minute_guide.php

http://www.boingboing.net/2007/03/13/eff_reveals_plot_to_.html

http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1925073&r=PI

http://it.wikipedia.org/wiki/DVB

http://en.wikipedia.org/wiki/DVB

http://en.wikipedia.org/wiki/Broadcast_flag

http://it.wikipedia.org/wiki/Broadcast_flag

http://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_d%27autore

http://it.wikipedia.org/wiki/Convenzione_di_Berna_per_la_protezione_delle_opere_letterarie_e_artistiche

Articolo di EE Times

http://defectivebydesign.org/

http://en.wikipedia.org/wiki/Defective_by_Design



Alessandro Bottoni

www.partito-pirata.it


alessandro.bottoni@infinito.it